Un adulto su quattro fuma abitualmente «Giovani in crescita»
Il dottor Bigarelli: «Cifra ancora importante da contrastare Ogni anno in 600 provano a smettere, 400 ce la fanno»
Il 28 per cento dei modenesi adulti fuma, circa 130mila persone: praticamente uno su quattro, anche se questo dato è in diminuzione. Così come si abbassa l’età durante la quale ci si avvicina al fumo, ormai nella prima adolescenza. Ogni anno, questo è il dato che deve far ben sperare, ci sono almeno seicento persone che si avvicinano ai centri antifumo dell’azienda Ausl (sette in tutto, oltre a quello del Policlinico) per provare a smettere di fumare: due persone su tre ce la fanno.
Ci spiega come il dottor Massimo Bigarelli, responsabile del progetto aziendale contro il fumo e medico del Sert: «Ciò che è da conquistare è una libertà dalla dipendenza. Quando si fuma si è anche schiavi: dipendenti dal punto di vista patologico ma anche comportamentale».
Uscire dalle dipendenze non è semplice, anche se per il fumo i dati cominciano ad essere in tendenza positiva già da qualche tempo: «Delle seicento persone che arrivano nelle nostre strutture, duecento non ce la fanno perchè ricadono nel gesto, nella ritualità, nella dipendenza, che è la cosa più difficile da contrastare. Ma in termini percentuali, quando parliamo di dipendenza, questo grado di riuscita del percorso è già ottimo».
Il problema delle ricadute è dato dallo stress, dagli amici che ti offrono una sigaretta, la dipendenza ha una base neurofisiologica. Una persona deve trovare la motivazione per il cambiamento di abitudini».
E dire che negli anni le cose sono cambiate in meglio, per il fumo certamente: «Fino al 1975 quando si andava al cinema c’era chi fumava, le sedie avevano il posacenere. A metà degli anni Ottanta la quantità dei medici che fumava era altissima, oggi è decisamente diminuita».
Ma quanto ci vuole per guarire? «Due mesi e mezzo circa. Da noi accedono adulti mediamente tra i 30 e i 50 anni, ma abbiamo cominciato a fare esperienze nelle scuole grazie a progetti dedicati. Minori? Sì, ce ne sono, ma sono casi rari. Chiaramente se arriva un ragazzo di 17 anni e ci chiede di poter partecipare al corso, capiamo che si tratta di una persona motivata e solo grazie al consenso dei genitori possiamo inserirlo nel percorso». Le cifre del fenomeno fanno ancora parecchia impressione: ogni anno ci sono 85mila morti che possiamo ricondurre al fumo da sigaretta, una cifra altissima soprattutto perché potrebbe essere evitata». E allora vale la pena fare una riflessione sulle campagne schock: «Non so fino a che punto servano - spiega Bigarelli - io preferisco sempre parlare delle cose positive che avvengono se non fumiamo. Oggi l’avvento della sigaretta elettronica ha modificato alcuni equilibri: sono efficaci, ma dipende sempre che sostanze e essenze ci sono all’interno».
Davide Berti
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