Frassinoro cala il poker ai Giochi olimpici di Corea
Con Simone e Alessandro Biondini, Gianluca Marcolini e Federico Fontana Saranno loro gli skiman per lo sci nordico al lavoro per Italia, Usa e Norvegia
FRASSINORO. Un punticino perso tra le montagne del nostro Appennino. Le case, le piazze di un piccolo paese e più su il il lago Murato da dove tutto iniziò. Il grande turismo bianco non arriva qui ma qui c’è il centro federale regionale dello sci di fondo e qui da mezzo secolo allo sci alpino si preferisce il sudore, la fatica, i sacrifici dello sci nordico. La dinasty dei Biondini ha fatto da apripista con l’indimenticabile Tonino e con i consigli paterni di Leonello, oggi settantottenne ma infaticabile nel portare i ragazzini al Boscoreale per gli allenamenti. Pochi conoscono Frassinoro e Piandelagotti. Tanti lo scopriranno, lo conosceranno e ne scriveranno tra qualche giorno quando il sacro fuoco olimpico inizierà ad ardere dall’altra parte del mondo. A Pyeongchang, nella Corea del Sud, quando dal 9 al 25 febbraio si terranno i Giochi Olimpiaci Invernali. La “delegazione” che partirà da Frassinoro per le Olimpiadi sarà in proporzione la più numerosa tra quelle italiane. Un paese di meno di duemila anime avrà, infatti, ai Giochi quattro protagonisti e tutti nello sci nordico. Non in pista ma dietro le quinte, a lavorare giorno e notte nei la laboratori per preparare sci che facciano volare gli atleti. Simone e Alessandro Biondini (figlio di Tonino e marito della ex campionessa del mondo Arianna Follis), Gianluca Marcolini e Federico Fontana sono, infatti, gli skiman delle Terre Matildiche che le nazionali italiane e straniere da anni si contendono perché pochi sanno sciolinare gli sci come loro per correre verso l’oro o una medaglia olimpica. Non ci sono vette imperiose, che circondano Frassinoro e Piandelagotti ma solo nomi dolci, come i Prati di San Geminiano, il Boscoreale, l’Abetina Reale, la Maccheria e il Passo Giovarello che quando c’è tanta neve ti porta con gli sci di fondo fino in Toscana. Ma qui gli eredi di Tonino (capace di partecipare a tre edizioni dei Mondiali,e vincere la Marcialonga del 1976 e altri titoli italiani), del fratello Leonello e di Paolo Manfredini (a lungo allenatore azzurro della Belmondo e della Di Centa) che si spense nel 2001, hanno saputo imparare i segreti dello sci nordico come e meglio di tanti altri centri decantati della catena Alpina. «Lo sci di fondo l’abbiamo nel sangue - sorride orgoglioso Leonello, per questo nuovo piccolo primato Olimpico che Frassinoro sta per centrare - Simone sarà in Corea come skiman della nazionale azzurra di Biathlon e con lui ci sarà anche Alessandro. Dopo essere stato corteggiato e aver lavorato per la nazionale svedese, Gianluca Marcolini sarà lo skiman della nazionale Norvegese, quella che, sempre nel biathlon, è considerata il team da battere. Federico Fontana sarà, invece, dietro le quinte, lo skiman della nazionale americana... Insomma, Frassinoro le sue Olimpiadi le ha già vinte perchè nessun paese ha tanti rappresentanti ai Giochi». L’Estremo Oriente in casa Biondini , in fondo, è più vicino di quanto si pensi e anche Leonello i Giochi li ha vissuti in passato da protagonista. «Attraverso la gioia dei disabili della nazionale italiana che nel 1998 parteciparono ai Giochi Paraolimpici di Nagano, in Giappone - racconta - Ero uno degli allenatori e quello che ho visto è qualcosa di indelebile, che porterò nel cuore per sempre. Ragazzi incredibili... senza distinzione di nazionalità. Un onore aver portato la mia esperienza e i miei consigli in quella Olimpiade».
Parla Leonello con accanto la figlia Barbara, direttrice della Società Sportiva di Frassinoro, pronto ad incontrare i suoi quattro “ragazzi” in partenza per la Corea e dopo aver portato baby e cuccioli del fondo in Val di Fiemme, per l’Italia da sempre patria dello sci nordico, fucina di campioni, organizzatrice di Mondiali e che nel suo stadio, all’ombra del Cermis e delle Dolomiti, ha ospitato il Trofeo Topolino, la massima espressione dello sci nordico per chi, tra qualche anno, cercherà di conquistare un titolo iridato o una medaglia olimpica.
Quattro “moschettieri” del fondo che parlano modenese e che per lavoro e passione spenderanno fatica, rabbia, lacrime e sorrisi dietro le quinte dei Giochi coreani. Col cellulare pronto a squillare e la voce di Leonello che, dall’altra parte del mondo, gli porterà il calore e l’affetto di quel paesino improvvisamente famoso nei giorni di ogni Olimpiade bianca.
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