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“Mafie sotto casa”, vigilanza in Appennino

“Mafie sotto casa”, vigilanza in Appennino

Libera e i volontari de “La Banda” presentano a Pavullo sito ed indicatori delle infiltrazioni in regione

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PAVULLO . Certi tipi di episodi criminosi in regione vanno monitorati con attenzione perché, al di là del fatto singolo, potrebbe esserci un filo rosso che li lega, portando alla criminalità organizzata e alla constatazione di come l'Emilia Romagna non sia affatto immune da certe presenze. Ne sono convinti i realizzatori di “Mafie sotto casa”, portale internet presentato nei giorni scorsi in sala consiliare a Pavullo (presenti il sindaco Luciano Biolchini, il collega di Polinago Gian Domenico Tomei e per Serra l’assessore Andrea Convenuti) nell’ambito di un tour di incontri che ha fatto tappa in tutta la regione nel 2017 e continuerà a farlo quest'anno.

Sono venuti in montagna perché anche questo territorio negli ultimi tempi ha inviato segnali preoccupanti. Su tutti Serra, con il processo Teseo appena concluso, facendo emergere fatti e circostanze legate all'ex soggiornante obbligato Baglio che hanno rilanciato l'allarme 'ndrangheta, pur non essendo stata vista e contestata l’aggravante mafiosa. Nessuno può considerarsi veramente al riparo, di qui l'esigenza di conoscere per capire.

Ed ecco che la paziente opera di raccolta di episodi di cronaca e informazioni da parte de “La banda”, il gruppo di amici che ha realizzato il sito (mafiesottocasa.com), ha permesso di tracciare una mappa dell'Emilia Romagna abbondantemente costellata di indicatori-spia che invitano a tenere alta la guardia.

Undici gli elementi mappati: beni confiscati, roghi, sorvegliati speciali, minacce, Comuni sciolti, aziende, indagini, soggiorni, processi, arresti e omicidi. Da Piacenza alla Riviera, i puntatori diventano circa 300. Cliccandovi sopra, esce la descrizione del fatto.

«Una notizia di cronaca assume un rilievo diverso se messa in rete e inserita in un contesto più ampio – ha sottolineato Rebecca Righi de “La banda” - aiutando a capire come si muove la criminalità organizzata sul territorio. E a contrastarla. Perché ognuno di noi è responsabile di quello che lascia crescere nella sua comunità».

«Seguendo i processi che hanno interessato le vicende di Serra – ha rimarcato Paolo Fantini, referente del Presidio di Libera del Frignano – ci siamo resi conto di quanto sia importante la partecipazione e il ruolo attivo di una comunità: solo acquisendo coscienza si possono contrastare i fenomeni».

«Questo non è un lavoro compiuto ma aperto, che cresce di mese in mese – ha puntualizzato tra l’altro Gaetano Alessi – che appartiene a chiunque lo voglia sentir proprio».

Grande attenzione è dedicata anche al discorso dei beni confiscati: si profilano tantissimi quelli relativi al processo Aemilia (499 solo dall'agosto 2015 al luglio 2016), e il gruppo guarda a importanti progetti sociali da far nascere su queste “ceneri”. (dm)

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