Miglioli: «Deluso dal Pd di Renzi ma è l’unico argine al populismo»
Come a numerosi altri sostenitori e militanti , il modo al quale si è arrivati alla scelta dei candidati del Pd a Modena e provincia, non è piaciuto per nulla neanche allo storico esponente Ivano...
Come a numerosi altri sostenitori e militanti , il modo al quale si è arrivati alla scelta dei candidati del Pd a Modena e provincia, non è piaciuto per nulla neanche allo storico esponente Ivano Miglioli. Il quale, in un articolato intervento, spiega che a botta calda sarebbe stato addirittura tentato di non votare. Poi - come spiega - ha prevalso l’amore per il Paese e la considerazione che secondo lui, il Pd, nonostante i problemi e i difetti, è l’unico baluardo per il futuro del Paese. Per Miglioli dal percorso di selezione delle liste «Escono ridimensionate le minoranze interne e mortificate e disattese le rappresentanze territoriali. A Modena in vista della direzione nazionale si era faticosamente cercato di individuare un percorso che coinvolgesse almeno gli iscritti ricordate il mantra primarie e la rottamazione...) ebbene di quel percorso il cui esito era stato la definizione di una lista larga con 10 nomi ci sono assai poche tracce nelle decisionidella direzione». E qui Miglioli ricorda come Vaccari, punto di riferimento nel territorio, sia stato spostato in un collegio “a rischio”, a Modena è stata indicata la Lorenzin «quale “prezzo” che il Pd paga alla coalizione è già successo ai tempi dell’Ulivo, e poi a Sassuolo ecco De Vincenti. Matteo Ricchetti - sostiene Miglioli - invece di sottoporsi al giudizio degli elettori non ha avuto il coraggio meglio ha avuto paura a correre nel suo collegio e ha preferito un posto sicuro nel proporzionale». E c’è un messaggio anche per Giuditta Pini: «da “paladina delle primarie dei parlamentari solo 5 anni fa ” ha pensato bene che invece di sottoporsi anche lei al giudizio degli elettori era meglio un posto sicuro nella quota proporzionale in quel della Romagna dove è “conosciutissima.” - sostiene - Cari Matteo e cara Giuditta “francamente mi sarei aspettato da voi un “esempio” una assunzione di responsabilità un coraggio che invece non avete avuto. Spero almeno non farete mancare il vostro contributo anche al Pd modenese, come prevede il regolamento della direzione». E conclude ricordando anche l’esclusione di due candidati locali, che potevano aiutare il territorio come Baruffi e Maletti. Da questa evoluzione delle candidature, Miglioli non nasconde che gli siano nati tanti dubbi: «Come molti iscritti e elettori del Pd - spiega - Mi sto interrogando anche io sul che fare, dopo un ennesima ferita aperta. Ho pensato, come molti, di non andare a votare. Ho sempre considerato il voto una conquista ed un diritto; e da quando a 18 anni mi è stata data la possibilità di votare la mia tessera elettorale non manca di un timbro. Nemmeno quando si votava per dei referendum. E chi non vota, chi si astiene, accetta di farsi governare da un sistema politico scelto da chi ha votato, anche se è il più lontano dai suoi valori e pur in presenza di una offerta politica assai deludente per me, per la mia storia, c'è ancora una differenza tra il Centro destra ,il Movimento 5 stelle e il Pd e la Sinistra. Anche nella amarezza per un Pd che non è quello che vorrei anche un solo voto “meno peggio”serve a non accettare il Salvini o il di Maio di turno». Miglioli non nega la sua delusione. «E anche se il Pd di Renzi mi delude non posso non riconoscere le differenze profonde tra lui e il resto dell offerta politica Dunque andrò a votare convinto che con il Pd rimanga l'unico argine al populismo alla xenofobia dilagante. Dunque da qui al 4 marzo al lavoro . Ma dal 5 marzo, il giorno dopo il voto mi adopererò per ricostruire nel Pd una agibilità politica che dia spazio e voce a tutti e non solo a uno; per ricostruire un campo vasto del centro sinistra perché nel 2019 si voterà per la regione e per il Comune di Modena e non possiamo disperdere qui, nella terra del riformismo, l’esperienza di governo del centro sinistra .Vengo da una storia dove mi hanno insegnato che ; prima di tutto viene l'interesse del paese sia l ‘Italia o sia Modena poi il Partito inteso come soggetto collettivo non di una persona poi le ambizioni dei singoli. Ecco il 5 di marzo dovremmo ripartire da lì . Lasciarci alle spalle le ambizioni personali e i partiti personali e mettere al centro il bene dell’Italia a partire da chi sta peggio da chi rimane indietro e non ce la fa ».
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