Serramazzoni, mandante confessa l’estorsione al suo parente
Ieri l’interrogatorio dei due fermati. L’esecutore Lionetti tace Preparavano una nuova aggressione, così il gip conferma le misure cautelari
SERRAMAZZONI. È uscito dall'interrogatorio di garanzia più inguaiato che mai Salvatore Lionetti, il 41enne fermato lunedì sera e condotto in carcere dai carabinieri della Compagnia di Pavullo con l'accusa di essere il braccio operativa di una tentata estorsione commissionata dal 59enne serramazzonese A.S., finito a sua volta agli arresti domiciliari. Misure confermate per entrambi gli indagati.
Davanti al gip Paola Losavio infatti il 59enne ha confermato una confessione clamorosa già acquisita agli atti dal pm Claudia Natalini. Ha ammesso tutto, dicendo di essere il mandante della richiesta di un milione di euro a un imprenditore di Serra, e di aver “reclutato” Lionetti per la bisogna.
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Si inizia a capire qualcosa di più sull’episodio. Riconducibile a una dinamica famigliare (mandante ed estorto sono parenti) legata a una rottura da cui in qualche modo A.S. avrebbe cercato una disperata rivalsa chiedendo il milione (non in contanti ma su conto corrente).
Ma se può risultare socialmente un po' “tranquillizzante” sapere che i confini della storia in sé sono ristretti, resta immutato l'allarme per il coinvolgimento del 41enne Lionetti, detto 'O Zingarone. Residente a Castelfranco ma originario del casertano, è infatti un tipo con un ampio “curriculum “che nel modenese parte almeno dal novembre 2007, con una sparatoria, e passa per diversi arresti legati a estorsioni con metodi operativi di stampo mafioso, collegate dagli inquirenti al clan dei Casalesi.
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Il grande punto interrogativo è come abbia fatto A.S. ad arrivare a lui, ad ingaggiarlo.
Ieri Lionetti (assistito dall’avvocato Luca Brezigar, mentre la difesa di A.S. è in mano agli avvocati Guido Sola e Maria Irene Casto) a differenza dell’altro si è avvalso della facoltà di non rispondere, per lasciare modo al suo difensore di approfondire le carte. Certo che a questo punto il compito della difesa è più che in salita. Di fronte alla confessione totale del mandante, può puntare a sollevare dubbi sull’apporto effettivo dell'esecutore al piano: Lionetti ha solo eseguito ordini o ci ha messo del suo?
Per questo chiederà il suo interrogatorio da parte del pm. A corroborare l'ipotesi che il mandante si fosse inserito in un giro più grande di lui la stessa circostanza che ha portato ai fermi. Dopo l'avvicinamento per strada dell'imprenditore, a Pavullo, da parte di Lionetti (il 23 agosto) e l’incendio dell'auto davanti alla sua casa di Serra (tra il 25 e il 26 settembre) c’era nell'aria una terza azione intimidatoria: un’aggressione ai danni di un suo famigliare.
Il mandante ieri nell’interrogatorio ha garantito che non voleva fare male a nessuno, e che stava tornando indietro dal proposito.
Ma quando ci si serve di certi personaggi, a volte fermarsi è un problema. Di qui l'esigenza di eseguire subito i fermi.
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