Tribunale, protesta in cancelleria
Impiegati amministrativi laureati ricorrono al Tar contro il decreto del Ministero
Documento di protesta dei cancellieri e dirigenti amministrativi del Tribunale di Modena. «Sono passati oltre 20 anni da quando abbiamo preso servizio negli uffici giudiziari, superando un difficile concorso per l’assunzione nella “ex carriera direttiva” riservato ai possessori di laurea vecchio ordinamento. Noi laureati dovevamo rappresentare il “punto di svolta” verso una sempre maggiore qualificazione professionale del personale amministrativo, espressione di una volontà politica finalmente determinata ad introdurre criteri privatistici e meritocratici anche nella pubblica amministrazione. A conferma di tale orientamento, nel 2002 è stata introdotta l’area della vicedirigenza, destinata ai quadri direttivi del pubblico impiego con elevata professionalità e funzioni apicali di raccordo con la dirigenza. Nel mondo giudiziario, i “professionisti della giustizia” dovevamo essere noi, già in possesso della necessaria esperienza professionale e dei titoli richiesti per l‘accesso all’area». Ma non è andata così, raccontano.
Quel processo si è interrotto nel 2010, con l’abrogazione della norma istitutiva della vicedirigenza dopo anni di inerzia da parte di tutti coloro che avrebbero dovuto darvi attuazione. «La nostra delusione è stata grande, ma non ci siamo mai sottratti alle nostre responsabilità, per quanto così poco valorizzate: abbiamo continuato ad impegnarci per assicurare qualità ed efficienza al “servizio giustizia”, anche se rallentati, in tale impegno, dall’enorme carico di lavoro che grava da anni sui nostri uffici e che dobbiamo affrontare senza poter mai disporre di risorse adeguate, umane e materiali». «l 15 gennaio i nostri iscritti e gli associati Andir, per un totale di circa 500 direttori amministrativi, hanno notificato il ricorso al Tar contro il Decreto ministeriale attuativo. Ma confidiamo ancora in soluzioni diverse, restando aperti ad ogni ipotesi idonea ad eliminare il pregiudizio per la nostra categoria, cui appartengono 1600 colleghi, nel rispetto del diritto di progredire professionalmente, posto in premessa all’accordo del 26 aprile e riconosciuto a tutti i profili, tranne che a noi».
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