Caso Fonderie: «Ce ne andremo da Modena ma lasciateci lavorare»
Il presidente della coop Gianni Moretti, rompe il silenzio e replica alle accuse «Rispettiamo tutte le leggi. Navicello? Basta restare qui e salvare 120 famiglie»
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MODENA. In questi mesi gli è capitato di tutto, compreso il fatto di sentirsi chiamare “il Trump di via Zarlati”. E la cosa gli andrebbe anche bene, perché quello che lo preoccupa davvero è il futuro di 120 persone, quelle a cui sta per lasciare il timone della cooperativa. Lui è Gianni Moretti, presidente delle Fonderie cooperative riunite della Madonnina, da mesi al centro di un’aspra polemica sulle emissioni e sugli odori dell’impianto - le emissioni sono sempre rimaste entro i limiti di legge, come confermato da Arpae, mentre per limitare gli odori nelle scorse settimane è stato installato un sistema basato sui carboni attivi, con un investimento di oltre un milione - anche se il percorso per la delocalizzazione è stato avviato più di dieci anni fa.
Polemiche a cui la cooperativa spera di aver messo fine siglando nei giorni scorsi il protocollo con il Comune per il trasferimento, da gennaio 2022, in un sito che l’amministrazione ha individuato sull’asse della Nonantolana, al Navicello. Perché quello che ora la cooperativa chiede a Modena - e a Nonantola, visto l’intervento del sindaco Nannetti che mercoledì ha fatto notare di non essere stato coinvolto nel percorso - è di poter passare quattro anni sereni, in modo da lavorare e mettere da parte i soldi che serviranno per finanziare il nuovo impianto: più o meno sedici milioni di euro.
Un appello arrivato ieri, nel primo incontro con la stampa che ha visto Moretti affiancato dalla vicepresidente Federica Setti, dal responsabile Qualità e ambiente Stefano Zanasi e dalla responsabile Sicurezza Gabriella Tazzioli. «L’accordo - spiega Moretti - è una conseguenza delle trattative in corso da anni per la delocalizzazione delle Fonderie. Il problema è dove trasferirci, anche perché di comitati “basta che vai via” è pieno il mondo, mentre i “vieni qui che ti voglio bene” non esistono». A dire il vero, il “dove” è stato indicato chiaramente dall’amministrazione comunale, ovvero la zona del Navicello: «A noi andrebbe benissimo - riprende Moretti - ma in generale andrebbe bene qualsiasi area della provincia, perché il nostro obiettivo è quello di tenere a Modena le Fonderie riunite».
In vista della dismissione dell’impianto di via Zarlati, infatti, le possibilità sono tre: «La prima è quella che vorremmo tutti - spiega ancora il presidente - ovvero il trasferimento in un’altra area di Modena, che ci costerà circa sedici milioni». La seconda possibilità è quella del trasferimento a Padova, dove si trova la Vdp, socia delle Fonderie della Madonnina, ma non sarebbe certo questo l’obiettivo dei soci modenesi. «Infine - ribadisce Moretti - c’è l’ultima possibilità, che è semplicemente quella della chiusura. Ma l’obiettivo è quello di restare a Modena, dove siamo nati nel 1950 da un gruppo di operai licenziati dalle fabbriche, facendo grossi investimenti che, tanto per fare un esempio, nel 2007 hanno visto l’esborso di quattordici milioni».
Chiarito l’obiettivo, resta la richiesta, quasi un appello alla città: «Oggi siamo davanti a un bivio fondamentale - riprende il presidente - o in questi quattro anni riusciremo a lavorare con un po’ di tranquillità per accantonare risorse, oppure la scelta resta tra andare a Padova e chiudere. Per questo vorremmo chiudere la fase dell’assalto alla diligenza e lavorare in serenità». Per quanto riguarda le polemiche sugli odori, che secondo il presidente «non hanno coinvolto solo il comitato, ma anche il Pd della Madonnina», la società fa notare che «se avessimo seguito i consigli del comitato, il problema sarebbe rimasto tale, dal momento che a causare gli odori non è il processo di fusione della ghisa, ma la combinazione di ghisa, anime e formatura. Insomma - incalza Moretti - per noi è fondamentale avere questi quattro anni di tranquillità e non dover dedicare tutto il tempo a qualcuno che ti manda l’Arpae tutti i giorni sulla base di qualcosa che non è mai esistito, finendo per fare investimenti inutili su cose che non servono per i prossimi anni».
Del resto, fa notare il presidente, «di recente abbiamo perso un cliente da tre milioni all’anno: ora ci serve tranquillità, anche per far capire ai clienti che le Fonderie hanno un futuro».
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