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La candidata Lorenzin prende casa in città: «Farò del mio meglio»

di Luca Gardinale
La candidata Lorenzin prende casa in città: «Farò del mio meglio»

Il ministro cerca un appartamento per la “campagna”: «Il mio impegno qui continuerà anche dopo il 4 marzo» 

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Tra un appuntamento modenese e l’altro, c’è spazio anche per l’agente immobiliare. Del resto, Modena-Roma non è proprio una passeggiata, specialmente se la si fa tutti i giorni. Così, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, candidata alla Camera nel collegio uninominale di Modena per la coalizione guidata dal Pd, ha deciso di prendere casa in città per il periodo più intenso della campagna elettorale: proprio ieri, prima di andare nella sede di Confcommercio per un dibattito sulle autonomie insieme al governatore Bonaccini e al sindaco Muzzarelli, è stata in centro per vedere un appartamento da affittare. Anche se, promette il ministro, il suo rapporto con Modena non finirà il 4 marzo.

Ministro Lorenzin, davvero prenderà casa a Modena?

«Sì: ho preso come base della campagna elettorale Modena, e mi trasferisco con la famiglia. Anche perché il 5 marzo non ho certo intenzione di sparire, ma il mio impegno per la città continuerà».

Ma non si sente un po’… paracadutata?

«Il mio certificato di nascita non lo posso cambiare, ma non è certo quello che definisce la mia attività e il mio impegno. Io ho sempre fatto politica di territorio: vengo dal “porta a porta” e sono intenzionata a dare il meglio che posso a Modena, e di imparare da questo territorio. Ho avuto l’onore di essere candidata in un collegio che rappresenta l’eccellenza italiana dal punto di vista industriale, Made in Italy, solidarietà e sociale. Un territorio che ha molto da insegnare dal punto di vista dei modelli di gestione per i bambini e gli anziani».

A parte il luogo di nascita, c’è la questione della provenienza politica: la candidatura in una terra di sinistra, da sempre in prima linea per i diritti delle donne, non è un po’ distante dalla sua visione politica e dal “Fertility day”?

«Bisogna vedere se questa distanza c’è davvero, o se magari qualcuno la vede perché la vuole vedere. Partendo da quello che ho fatto per le donne da sempre, tante battaglie per la parità di genere a partire dalla legge sulla doppia opzione di preferenza nelle elezioni amministrative che è un mio testo, fino richiesta con le mie colleghe per la parità in questa legge elettorale. Come ministro della Salute ho istituito la Giornata nazionale della salute della donna, con 10 obbiettivi raggiunti tra cui la gratuità per la procreazione medicalmente assistita omologa ed eterologa e per gli screening femminili e il riconoscimento dell’endometriosi. Per quanto riguarda il “Fertility day”, possono non essere piaciute le cartoline che non erano neanche la campagna, ma il problema resta: oggi, di fronte a un calo drastico della nascite, serve una maggiore consapevolezza sulla propria salute riproduttiva e prevenire e curare malattie che colpiscono l’apparato riproduttivo specie per i maschi che tendono a non fare prevenzione».

A proposito di politiche sanitarie del territorio: a Pavullo c’è una battaglia in corso per il punto nascite.

«Sarò felice di ricevere la delegazione delle mamme, ascolterò le loro preoccupazioni e mi confronterò sugli obiettivi da raggiungere, a partire dalla sicurezza per mamme e bimbi, che è la cosa più importante».

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