Trande (Liberi e Uguali): «Sanità pubblica, ora la svolta»
«Mentre la destra propone di abbassare le tasse ai ricchi, l’Italia vera, quella che lavora per vivere, vive l’emergenza di non avere più abbastanza soldi per potersi curare: l’ultimo rapporto Censis...
«Mentre la destra propone di abbassare le tasse ai ricchi, l’Italia vera, quella che lavora per vivere, vive l’emergenza di non avere più abbastanza soldi per potersi curare: l’ultimo rapporto Censis del giugno 2017 ci dice che 13 milioni di italiani nell’ultimo anno o hanno rinunciato a curarsi o si sono impoveriti per riuscire a farlo». A dirlo è Paolo Trande, medico chirurgo all’ospedale di Baggiovara e candidato al Senato nel collegio uninominale di Modena per Liberi e Uguali. «La spesa sanitaria nei centri privati è salita fino a 580 euro pro capite - spiega Trande - e si calcola salirà fino a 1000 euro in 10 anni, quando gli italiani spendono già 35,8 miliardi all’anno di tasca propria per assicurarsi esami e cure. Anche gli emiliano-romagnoli, e i modenesi in particolare, sono costretti a spendere soldi di tasca propria per potersi curare. Eravamo la terra modello della sanità pubblica e universale - incalza il candidato LeU - ma non lo siamo più causa il sottofinanziamento o definanziamento dello Stato centrale. Anche a Modena c’è chi deve utilizzare l’assicurazione privata o il cosiddetto “welfare aziendale” per aggirare le file per visite ed esami». Trande fa quindi notare che «il 75% dei cittadini con redditi bassi che hanno dovuto rivolgersi alla sanità privata hanno incontrato difficoltà economiche, mentre servono 122 giorni per una mammografia (60 in più del 2014), 67 per una visita cardiologica, 47 giorni per una visita ginecologica: un quadro che fa paura ed ancora più grave in alcune zone, soprattutto del sud Italia. Ancora più drammatica è la situazione che riguarda i nostri anziani, e in particolare le persone non più autosufficienti». Secondo il candidato di Liberi e Uguali, dunque, «è ora di invertire la rotta: dobbiamo tornare a finanziare adeguatamente il sistema sanitario nazionale, arrivare progressivamente ai livelli dei Paesi Ocse, perché solo così potremo garantire a tutti, poveri e ricchi, prevenzione e cure adeguate e sicure. Questo, se eletto, sarà il mio primo impegno a partire dalla mia terra, dalla mia Regione che ha visto scemare, in termini relativi, i trasferimenti dello Stato per la sanità pubblica e universale, quella che non chiede la carta di credito, che garantisce dal medico di medicina generale al trapianto di cuore». (l.g.)
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