Gazzetta di Modena

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Parliamoci. Elezioni: locomotive e macchinisti

Enrico Grazioli
Parliamoci. Elezioni: locomotive e macchinisti

Una regione con un tasso di crescita a ritmo europeo, il più alto in Italia (superata anche la Lombardia), quello di disoccupazione limato di 3 punti percentuali in 5 anni

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MODENA. Una regione con un tasso di crescita a ritmo europeo, il più alto in Italia (superata anche la Lombardia), quello di disoccupazione limato di 3 punti percentuali in 5 anni, quello degli investimenti in costante recente rialzo. L’Emilia, sì, secondo quanto appena fotografato da Prometeia: la locomotiva di questo scassato Paese, della quale Modena è uno dei motori a maggiore capacità propulsiva tra meccanica, agroalimentare, biomedicale e anche costruzioni e loro dintorni, per non dire di turismo e cultura ancora un passo indietro rispetto al potenziale. Una terra in cui sofferenze e contraddizioni non mancano: in cui il welfare in senso lato fatica a tenere gli standard del passato venendo meno parte delle risorse; in cui la solida vivacità economica attira capitali da ovunque ma anche i tentacoli del grande crimine; in cui i diritti soprattutto nel mondo del lavoro vengono ancora e spesso sacrificati in nome delle mani libere per poter reggere meglio la concorrenza globale; in cui accogliere e integrare sono verbi coniugati al tempo presente anche se in modi non sempre sufficienti e rassicuranti. Di questo dovrebbero ricordare che stanno parlando i candidati alle prossime elezioni Politiche in rappresentanza del nostro territorio, siano essi orgogliosamente indigeni o invece catapultati da altrove. Se la visione di partenza è viziata o compromessa da cattiva conoscenza o pregiudizio, non ci può essere proposta che abbia un valore specifico ed efficace per l’Emilia e per Modena in particolare.

E lì, non altrove, risiede il discrimine tra buon candidato o meno, indipendentemente dalla provenienza. Perché questo interessa agli elettori modenesi: individuare chi può aiutarli meglio a mantenere il livello comunque apprezzabile (rispetto a tante altre Italie) conseguito e difeso, ricucendo al contempo gli strappi al tessuto sociale dovuti alla crisi e alle insufficienze dei governi. E magari, per una volta, esportare da qui qualche lezione e buona pratica: non solo la scorta, pingue o magra che sia, di consenso eventualmente coltivato e raccolto. O rubato dal granaio prima che sia primavera.
 

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