«Noi delle Brigate Rosse non eravamo terroristi»
Loris Torino Paroli ha presentato il suo libro dopo le durissime polemiche «È in corso la campagna elettorale: le critiche sono frutto di opportunismo»
Nonostante le polemiche, ieri pomeriggio il reggiano Loris Tonino Paroli ha comunque presentato il suo libro “Andate e ritorni”, edito da Colibrì, al centro di documentazione Iskra di via Lincoln. Motivo della dura disapprovazione da parte del mondo politico e associativo, il passato di Paroli, uno dei primi militanti delle Brigate Rosse a finire in galera senza avere mai sparato a nessuno, come ieri ha più volte sottolineato. Lo arrestarono nel 1975 e venne condannato per costituzione di banda armata, associazione sovversiva e per aver partecipato alla liberazione di Curcio dal carcere di Casale Monferrato: scontò 16 anni, pena completa, uscendo nel 1991. È in prigione che scopre la vena artistica e inizia a dipingere. Anche ieri, nei piccoli locali del circolo carpigiani ha esposto sue opere. Quadri realizzati in carcere con fatica - “non mi volevano fornire la trementina: era pericolosa”, ha raccontato - e che oggi gli hanno dato un nuovo futuro.
Del passato ha raccontato ieri, preceduto da un commento di Umberto Fazzi, del circolo Iskra, in merito alle recenti polemiche. «Esprimiamo solidarietà nei confronti del compagno Tonino - ha affermato - Non abbiamo risposto agli attacchi in modo esplicito. La risposta più giusta rimane quella di continuare nel nostro lavoro. Quando siamo partiti, a ottobre, avevamo detto che avremmo fatto una sorta di politica controcorrente - ha spiegato Fazzi - sapevamo a cosa andavamo incontro, quindi non ci spaventiamo, anzi, queste situazioni ci rafforzano ancora di più».
Anche Paroli non ha gradito i commenti che lo hanno preceduto. «Ho capito che è in corso una campagna elettorale in cui ognuno sfrutta determinati argomenti per creare antagonismi e vedere se anche gli altri prendono la stessa posizione o stanno zitti - ha spiegato - Vedo opportunismo, in questo. Fare una tale confusione perché presento un libro è esagerato. Anche perché è stata tirata in ballo la categoria terrorismo. Personalmente non ho mai sparato un colpo, ma ero in un’organizzazione che ha fatto dei morti, quindi ero complice, non c’è dubbio. Noi, però, non siamo mai stati terroristi: la nostra tesi era di non usare mai le bombe (che uccidono innocenti), né armi bianche (che erano fasciste). Senza considerare che, quando sono avvenuti quei fatti, io ero in galera». Oggi, Paroli si dedica a dibattiti in cui spiega le origini delle fenomeno armato - «in quegli anni, movimenti simili erano in tutti i Paesi altamente industrializzati» - e la sua storia personale. «Siamo stati sconfitti - ha chiosato - Che lo racconti non significa dire che sia riproponibile, anzi: spiego ai giovani gli anni '70 e le loro contraddizioni. La mia vicenda non è apologia. Rivendico la storia del comunismo, ma ciò non significa non evidenziare i limiti della nostra esperienza».
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