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Modena, interno di famiglia tra attualità e ironia

Modena, interno di famiglia tra attualità e ironia

Dopo il successo de “I Suoceri Albanesi” con una tournèe di 200 repliche in tutta Italia, Francesco Pannofino ed Emanuela Rossi, tornano con “Bukurosh, mio nipote”

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MODENA. Dopo il successo de “I Suoceri Albanesi” con una tournèe di 200 repliche in tutta Italia, Francesco Pannofino ed Emanuela Rossi, tornano con “Bukurosh, mio nipote” da stasera a giovedì, alle 21, al Michelangelo. Sul palco anche Andrea Lolli, Silvia Brogi, Maurizio Pepe, Filippo Laganà, Elisabetta Clementi; regia di Claudio Boccaccini. Lucio, consigliere comunale progressista; Ginevra, chef in carriera di cucina molecolare e la loro figlia 17enne Camilla; Corrado, colonnello gay in pensione; Benedetta, titolare dell’erboristeria sotto casa; Igli, albanese, titolare di una piccola ditta edile e Lushan, suo fratello, sono nuovamente gli “eroi” della nuova commedia di Gianni Clementi, autonoma, ma anche sequel ideale. Lucio e Ginevra sono appena tornati dall’Albania, reduci insieme a Corrado e Benedetta dal matrimonio riparatore di Camilla con Lushan, di cui è rimasta incinta durante i lavori di ristrutturazione del bagno di casa. Ai dubbi per la scelta tanto azzardata della figlia si sommano le preoccupazioni per il suo futuro, l’annuncio delle imminenti elezioni comunali per Lucio, la notizia che il ristorante molecolare di Ginevra comincia ad accusare un notevole calo di clienti e il problema della imminente convivenza in casa con i novelli sposi.

L’impegno di acquistare e ristrutturare, tramite la ditta di Igli, l’appartamento sullo stesso pianerottolo, si prospetta come un’occasione per preservare la vicinanza con la figlia ma anche l’intimità familiare. Ma l’arrivo anticipato dal viaggio di nozze di una Camilla disperata e sola, non fa che rafforzare i loro dubbi sulla fragilità della loro figliola e soprattutto di quell’unione. Tutto sembra precipitare ma la nascita di Bukurosh sembra sgombrare il cielo dalle nubi. «È il proseguimento della prima storia scritta da Gianni Clementi e ambientata dal ritorno in Albania - spiega Francesco Pannofino - La commedia è a se stante e non è necessario aver visto la prima per entrare nella seconda. È un lavoro molto divertente. Si ride su un argomento molto spinoso che è quello dell'integrazione, ma tratta anche del gap generazionale genitori-figli. Insomma, si toccano vari argomenti».


Il regista ha voluto proseguire si questo filone dopo il successo de “I suoceri albanesi”. Un tema che appassiona?
«È un genere che piace agli italiani perché si riconoscono nelle vicende che vedono in scena. Parliamo dei giorni nostri, del nostro tempo e tutti si sentono coinvolti nel racconto. Il pubblico si chiede: cosa farei io al posto loro?».
Il problema dell'immigrazione è molto attuale.
«È un argomento della società di oggi e noi vogliamo dimostrare che l'integrazione è possibile. Con un po' di buona volontà si può sopravvivere e capirsi benissimo».
La commedia parla anche della stabilità della famiglia.
«Si sa che quando mancano i soldi iniziano i problemi. Non è che siano tutto ma diverse famiglia ne devono fare i conti. Bisognerebbe ritornare un po' alle virtù italiane che si sono dimenticate».
Grazie all'attività di doppiatore, come pure quella di Emanuela Rossi, il pubblico sente delle voci familiari. Ricordiamo che hai doppiato George Clooney, Denzel Whashington, Tom Hanks.
«Sono voci abbastanza conosciute e questa volta siamo noi in carne ed ossa. Questa cosa è molto apprezzata dal pubblico, è una questione di fiducia».
Il tuo ritorno a Modena?
«L'Emilia in generale è sempre molto accogliente e la gentilezza e la simpatia dei modenesi è una cosa risaputa. Una città bella e ci fa piacere tornarci. Al Michelangelo ci torniamo quasi ogni anno».

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