Finto balsamico: maxisequestro di mosto
La finanza scopre in una cantina 7mila ettolitri di succo di uva pronto per creare il falso “oro nero” per 600mila euro
I finanzieri della Tenenza di Mola di Bari, nel contesto di una più ampia attività di contrasto alle frodi agroalimentari, hanno scoperto una truffa nel settore della produzione dell’aceto balsamico di Modena (Igp) perpetrata mediante l’illecito utilizzo di ingenti quantitativi di mosti di uve da tavola a basso prezzo.
Il disciplinare di produzione dell’aceto balsamico ad indicazione geografica protetta (Igp) prevede tra l’altro l’esclusivo impiego di particolari vitigni di uve da vino pregiate.
Le indagini dei militari della Guardia di finanza, in collaborazione con i funzionari del Dipartimento dell’ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari di Bari, si sono concluse con il sequestro di oltre 13,5 mila ettolitri di mosto di uve da tavola pronti per essere trasformati in aceto balsamico di Modena per un valore stimato in oltre 600mila euro.
In particolare i militari hanno scoperto un deposito abusivo di mosto di uve da tavola, quantificato in oltre 7mila ettolitri, detenuto completamente «in nero» in una vecchia cantina in disuso nella zona industriale di Rutigliano, a pochi chilometri da Bari, dalla quale, in piena notte, uscivano autocisterne cariche di prodotto con destinazione una cantina vinicola di una società di Cerignola (Foggia) designata per la produzione in frode. Tre imprenditori sono stati denunciati per truffa aggravata, frode in commercio e contraffazione della denominazione di origine dei prodotti agroalimentari. Al titolare del deposito abusivo è stata, altresì, contestata una sanzione pecuniaria prevista dalla normativa di settore pari a 90 euro per ettolitro di prodotto non giustificato da alcuna documentazione.
Come spiegò a un convegno del 2015 Stefano Berni, allora presidente del Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena: «Tra le condotte scorrette con cui ci si trova ad avere a che fare, la contraffazione vera e propria è il minore dei mali, in quanto già riconosciuta come reato e sanzionata, al contrario di quanto accade per le più subdole pratiche di evocazione e imitazione».
Il maxi-sequestro di mosto in Puglia indica quanto sofisticate sono ormai le strategie per contraffare il nostro “oro nero” anche se Igp e non Tradizionale.
La banalizzazione dei marchi e la svalutazione della reputazione del balsamico sono gli effetti principali delle pratiche commerciali leali. La scarsa informazione ai clienti - spesso i primi a disinteressarsi - aiuta gli imitatori e i truffatori rovinando anche il prestigio del prodotto basato su secoli di qualità e una filiera produttiva rigida e controllata.
Non a caso è già dall’etichetta che partono molte contraffazioni. Sono numerosi i processi penali legati all’accusa di frode in campo alimentare proprio su prodotti che dovrebbero essere aceto balsamico ma che in realtà non rientrano nei requisiti di produzione previsti dal Consorzio e anche dalle regole indicate dal Ministero per le Politiche Agricole. Una grande attività di controllo è svolta in questo senso dall’Ispettorato Repressione frodi del Mipaaf. La sorveglianza dei prodotti in vendita sugli scaffali è costante ma, come noto, il terreno più favorevole alle contraffazioni restano i supermercati all’estero dove si contano numerose imitazioni.
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