Ladri in municipio a Finale, preso il pc del sindaco
Colpo durante l’orario lavorativo nella “casetta gialla” che ospita gli uffici della Giunta
FINALE. L’identikit è presto tracciato: qualcuno che tra le 9 del mattino e le 16.30 non desti particolari allarmi se visto aggirarsi nel piazzale del municipio di via Montegrappa. Da qui partiranno le indagini dei carabinieri di Finale per cercare di dare un’identità a colui che si è introdotto nella “casetta gialla” per poi andarsene indisturbato - e senza essere notato - con il computer del sindaco Sandro Palazzi e il monitor del pc dell’assessore Beatrice Ferrarini.
La “casetta gialla” è tuttora la sede di parte degli uffici della Giunta. Installata nel post sisma e frutto di una donazione è stata per anni il quartier generale dei politici che guidano il Comune. Lì dentro si sono tenute riunioni importanti e sempre lì sindaci e assessori hanno incontrato cittadini e aziende. È stata collocata nel piazzale che una volta era il parcheggio delle scuole elementari, a ridosso dell’ex istituto Corni, stabile che tuttora ospita gran parte degli uffici comunali. Eppure, nonostante si fosse in orario lavorativo e quindi è logico supporre che qualcuno abbia avuto modo di vedere qualcosa di utile, non ci sono riscontri all’intrusione. Si sa soltanto che il ladro è entrato dalla porta d’ingresso, forzandola con un cacciavite.
E alle indagini non potranno contribuire le immagini della video sorveglianza dal momento che in zona non ci sono telecamere di sicurezza, utili a tenere monitorata la situazione. Telecamere che pochi giorni fa avevano invocato anche i tennisti del club locale, vittime di un blitz nei campi da gioco che ha provocato danni per circa 50mila euro. E gli sportivi entrano proprio dalla zona della “casetta gialla”...
Al momento è escluso che il raid negli uffici della Giunta sia imputabile ad una ritorsione nei confronti del sindaco Palazzi e dei suoi assessori. Dal primo speditivo sopralluogo, infatti, sembrano mancare soltanto il computer del primo cittadino - dove comunque non sono registrati dati sensibili per il normale funzionamento del Comune - e il monitor della Ferrarini. Non sono stati lasciati messaggi minacciosi, non sono spariti altri dispositivi in uso agli assessori e neppure documenti utili al lavoro quotidiano dell’amministrazione. In compenso resta la rabbia e lo sconforto per la mancanza di testimonianze utili a identificare il balordo che ha colpito. (fd)
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