Gazzetta di Modena

Modena

San Cataldo, ex palazzina Fs allo sbando

di Stefano Luppi
San Cataldo, ex palazzina Fs allo sbando

Non solo tendopoli, crescono i luoghi di degrado attorno al cimitero nonostante le telecamere di sorveglianza

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Dietro San Cataldo, nella stradina che da piazza Setti con i fiorai termina contro la parte novecentesca del cimitero monumentale, vive una serie di persone in una situazione non degna di una città europea. A pochi metri dalle baracchine dei fiori, infatti, c’è la “casetta” a due piani ancora di proprietà delle Ferrovie dello Stato: la ferrovia storica è stata spostata e attraversando la massicciata in pochi secondi si arriva all’altezza dell’incrocio di via Cesare Costa a pochi metri dai palazzi del cavalcavia Cialdini.

Questo edificio, sul quale le Fs finora non hanno fatto nulla, oggi ha gli ingressi murati e presenta segni di bruciatura all’esterno. Ma intorno ci sono - in mezzo a una miriade di rifiuti tra cui si scorgono coperte, cappelli, valigie - molte tracce di povera vita umana. In un angolo c’è anche un giaciglio che pare “abitato”. Siamo a pochi passi dalla tendopoli di cui riferivamo nell’edizione di ieri: in mezzo alla boscaglia un’ampia tenda ospita una o forse due persone. Ma ieri, in un secondo sopralluogo poco distante, la sorpresa. Sempre occultato alla vista grazie all’alta boscaglia, un’altra tenda con giaciglio e non si esclude ce ne siano altre vicine sempre occultate. A “coronare” il degrado di questa zona pressoché abbandonata o quasi c’è l’indigenza umana, con al centro persone da “salvare”. In fretta. A pochi metri dai venditori di fiori e dalle persone che vanno a salutare i propri morti c’è infatti il signor Vitali, muratore moldavo che vive in una tenda affiancata da un altro rifugio in mezzo al canneto. Vicino a un cantiere che pare chiuso. «Vado ogni tanto a mangiare a Porta Aperta al vicino Murazzo - spiega questo signore di mezza età che vorrebbe esibire i propri documenti a chi lo ha avvicinato - ma preferisco non stare con ospiti che non gradisco. Ogni tanto il lavoro c’è e ogni tanto no, faccio quello che posso e per ora mi sono attrezzato qui in questo modo».

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Questa non è vita, Modena ha tutte le strutture di accoglienza per evitare di vivere così, in mezzo ai rifiuti anche se con estrema dignità in un luogo tutto sommato asciutto anche in questi giorni. E la città ha probabilmente anche tutti i mezzi materiali per evitare tutto ciò: non si comprende, ad esempio, perché non possa essere tagliata l’erba e trovato posto a chi vive ai limiti. A patto non delinqua, ovviamente. Da fare, insomma, ce n’è e non poco anche se non è semplice. Alcuni mesi fa il Comune scriveva che «con la rimozione della linea storica della ferrovia Bologna-Piacenza, Modena ha a disposizione un grande canale di comunicazione tra il centro storico, la zona Madonnina e Cittanova, che rappresenta un’occasione per creare uno spazio pubblico, accessibile ai cittadini nel tempo libero e dedicato alla mobilità sostenibile».

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Nell’ottobre 2016, inoltre, il vicino cimitero è stato dotato di 36 telecamere che consentono di monitorare l'intera area interna. Ce ne sono 23 nelle gallerie dell’ala Aldo Rossi, in grado di controllare dalla portineria qualsiasi parte dei porticati, e nelle aree esterne, oltre che negli ingressi. Si aggiungono alle 13 del sistema di videosorveglianza cittadino, già installate nell’area del cimitero storico. I volontari di Vivere sicuri sono inoltre dotati di altre attrezzature come due videocitofoni collegati direttamente alla sala operativa della Polizia municipale.
 

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