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La lettera delle maestre: «Riaprite presto la scuola»

La lettera delle maestre: «Riaprite presto la scuola»

Serramazzoni. Le insegnanti della primaria lanciano un appello per i lavori «Fateli in fretta, per il bene dei bambini, perché nei container non esiste confort»

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SERRAMAZZONI. Hanno preso carta e penna per dare voce alla scuola, le maestre della primaria Casolari di Serra chiusa in attesa del cantiere “2.0”, integrato con opere funzionali al miglioramento/adeguamento sismico previsto nel 2019. Ma già a settembre di quest'anno si dovrebbe poter rientrare nella struttura abbandonando la sistemazione provvisoria (inizialmente prevista fino a gennaio) attuale: parte dei bimbi nei moduli prefabbricati e parte nella scuola d'infanzia. Nella loro lettera le maestre personificano la scuola, affidandole la loro voce. «Speravo di cuore che, come mi era stato promesso, l’inizio del nuovo anno potesse ridarmi la gioia di accogliere nuovamente i bambini, ma purtroppo, come spesso succede, le promesse non sono state mantenute» nota la scuola. «Ho sentito tremare le mie fondamenta dalla rabbia - sottolinea - quando a gennaio qualcuno ha parlato di “comfort” riscontrato nei moduli. Ma quale comfort possono mai offrire dei moduli?». La scuola esprime amarezza per questo stato, ricordando che con i lavori del 2014 era stato detto «che i miei malanni erano stati risolti».

Assieme alle maestre, fa quindi presenti le criticità logistiche: «Pensate al dolore che provo – rimarca la scuola - quando vedo bambini che, oltre ad avere problemi di salute e quindi bisognosi di maggiori cure e attenzioni, non possono essere presenti con regolarità nelle loro classi, perché dislocati troppo lontani per poterle raggiungere a piedi. Ce ne sono altri che, nelle belle giornate di sole, guardavo correre e divertirsi nel mio giardino. Ora sono costretti a rimanere chiusi nelle loro aule, perché privi di uno spazio aperto o perché costretti a non dover disturbare i più piccoli della scuola d’infanzia, che in certi orari dormono». Poi il trasloco rimasto a metà: «Che dire del tanto materiale didattico rimasto qui con me, tra la polvere, perché si diceva che “non valeva la pena di spostare tanta roba per soli tre mesi” e che ora mancherà, almeno in parte, per un anno intero? Insomma, per favore, non parlatemi di comfort». In chiusura, le maestre con la scuola rilanciano il dubbio che in questa situazione non convenga piuttosto abbattere tutto e ripartire da zero: «Voglio che mi mettiate a posto al più presto - continua la scuola - ma se si riscontrasse che io non sono più in grado di garantire ai ragazzi un sufficiente grado di affidabilità, allora, per favore, siate onesti con me e con tutti e abbiate il coraggio di ammetterlo. Io sarei disposta a farmi da parte subito, per lasciare il posto alla nuova scuola». Tutto questo con la richiesta finale di non essere strumentalizzata «per le vostre discussioni e rivalità politiche, perché sono sempre stata la scuola di tutti». (d.m.)

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