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Bullismo a Carpi: «I nostri figli non sono dei violenti»

di Serena Arbizzi
Bullismo a Carpi: «I nostri figli non sono dei violenti»

Le famiglie: «Alcuni di loro hanno ricevuto delle minacce» Un papà: «Se il reato non sussiste qualcuno pagherà»

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«I nostri figli non sono bulli: domenica pomeriggio stavano facendo un gioco. Un gioco che noi condanniamo e che non vogliamo più che facciano. Ma non è giusto che ora vengano minacciati e additati come criminali». Non ci stanno i genitori dei nove studenti denunciati dai carabinieri per violenza privata e percosse dopo che, domenica scorsa, in via Curzio Arletti, sono stati filmati mentre si accanivano contro un decimo componente del gruppo. Il video è finito su Instagram. Si tratta di sedicenni iscritti a scuole superiori di Carpi, amici fin da piccoli.

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Anche la madre della presunta vittima che, come si vede chiaramente dal filmato, viene presa a botte, dichiara che il figlio non ha riportato danni dopo l’episodio. «Non vogliamo giustificare quanto fatto dai nostri figli - continuano i genitori - ma intendiamo tranquillizzare la comunità carpigiana dicendo che siamo presenti e conosciamo bene tutta la compagnia frequentata dai nostri ragazzi».

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«I nostri figli sono divenuti dei bersagli - prosegue uno dei papà - via chat su Whatsapp, ma anche su Facebook, stanno ricevendo minacce. Alcuni genitori del gruppo stanno ricevendo frasi minacciose o offensive». «Abbiamo fatto presente loro che questo è un gioco pericoloso, non è il modo giusto per rapportarsi agli altri. In casa di certo non compiono azioni simili. Fuori, invece, fanno quello che non è stato insegnato loro - continua il gruppo di genitori - ma non possiamo permettere che passino come criminali, scivolando nel baratro di una crisi psicologica e fisica, per una goliardata che, ripetiamo, condanniamo, ma che era pur sempre un gioco. Siamo sconvolti dall’accanimento che la goliardata ha sortito. Rassicuriamo Carpi: non abbiamo cresciuto dei piccoli violentatori. E se il filmato fosse durato più a lungo, forse, si sarebbe vista la presunta vittima spintonare a sua volta qualcuno del gruppo. Non è un gioco programmato - continuano - a volte qualcuno dice una sciocchezza e viene preso in giro. Non siamo genitori che lasciano passare tutto perché, ripetiamo, noi siamo presenti e abbiamo totale fiducia nella magistratura che verificherà se ci sono ipotesi di reato. Se il reato non sussiste qualcuno pagherà».

Cambiando completamente argomento, poi, è ritornato alla ribalta un filmato dello scorso settembre, in cui si vede una ragazza seminuda e ubriaca, in centro, con alcuni coetanei intorno che ridono indifferenti e l’amica che la riveste. I carabinieri indagano per diffamazione aggravata a mezzo telematico e trattamento illecito di dati personali.
 

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