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«Ragazzi, il vaccino è scelta di salute»

di Saverio Cioce
«Ragazzi, il vaccino è scelta di salute»

Immunologi e scienziati incitano i politici sulla prevenzione: «Costa poco ed è efficace». Polemica contro le bufale sul web

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La campagna pro-vaccinazioni nella sede dell’ateneo ha avuto la meglio sui timori di chi vedeva nell’intervento del ministro della Salute Beatrice Lorenzin uno spot elettorale.

Davanti a una platea di più di 600 studenti delle ultime classi delle superiori, immunologi e scienziati hanno esposto il loro credo, mettendo in fila numeri, fatti e risultati. E anche contestazioni al veleno contro gli oppositori, i no vax contrari alla politica delle vaccinazioni massicce scelte dalla Lorenzin; nel fuoco della polemica sono volate parole grosse come “delinquenziali” e “criminali” riferite di volta in volta alle tecniche di comunicazione piuttosto che alle strumentalizzazioni. Insomma, un vero manifesto dei “pro vax” favorevoli alle vaccinazioni.

Eppure al convegno “Vacciniamo”, nell’aula magna della facoltà di Medicina, il governatore Stefano Bonaccini ha fatto gli onori di casa con toni pacati. Nel primo anno di applicazione della legge regionale che porta la sua firma ha sempre rivendicato la primogenitura di una norma che ha reso obbligatorie le vaccinazioni. Davanti a un pubblico in gran parte formato di adolescenti tra i 17 e i 18 anni ha spiegato la fatica di arrivare a una scelta difficile ma motivata dalla necessità di garantire la salute a tutti coloro che sono vaccinati. «Se la soglia degli immunizzati scende sotto il 95% - hanno spesso ripetuto i medici - la difesa dalle malattie infettive, soprattutto le più contagiose, è praticamente inefficace. Per questo l’obbiettivo è il 97% minimo».

Missione compiuta, almeno nella nostra regione? «Di morbillo c'è un'epidemia in corso; cinquemila casi e quattro morti con il 40% di persone ricoverate, di cui molte in rianimazione. In Emilia Romagna tra i bimbi di un anno la copertura complessiva al dicembre 2017, è stata pari al 97,1% per i vaccini contro difterite, tetano, poliomielite ed epatite B». Poi il ministro Lorenzin ha giocato carta della mamma premurosa e apprensiva, parlando della sua vita privata. «Io ho due bambini di due anni e mezzo, gemelli nati prematuri - ha raccontato - Quando sono andata a vaccinarli, più che convinta di farlo, ho avuto anch'io, che sono ministro della Salute, delle ansie: come fanno a non averla le mamme italiane, quando ogni giorno leggono sui social che la vaccinazione può uccidere il loro bebè o ritardarne lo sviluppo? Io stessa, quando avevo dodici anni ho avuto il morbillo emorragico. Sono stata male due anni». Va da sè che quell’esperienza è stata decisiva per far maturare le sue convinzioni.

Da ultimo la Lorenzin ha chiuso con un’esortazione rivolta soprattutto alle ragazze: «Mi raccomando, non dimenticate la vaccinazione contro il papilloma virus. È l’unico mezzo sempre efficace contro il tumore al collo dell’utero e ha il massimo della sua efficacia se si fa attorno ai sedici anni. Non perdete quest’occasione per evitare una malattia terribile e avere invece una vita privata libera».

È toccato ad Andrea Cossarizza, immunologo nel nostro ateneo e uno dei principali esperti italiani in materia, sintetizzare i nodi tecnici della questione. «La disinformazione di chi semina dubbi con dati manipolati sui vaccini - ha commentato a margine del convegno - viene a cadere in Italia in una situazione di scarsa conoscenza. Nei paesi scandinavi ad esempio non c’è una legge che obblighi a farle, semplicemente perchè le fanno tutti senza eccezioni. Anche in Africa, nei campi profughi, ovunque, il primo passaggio per chi arriva è la rete delle vaccinazioni assieme al documento d’identità. Quanto alla disinformazione, ad esempio, su febbri o sintomi dopo il trattamento, va ricordato che la risposta infiammatoria è fondamentale per attivare il processo d’immunizzazione. Anche mia figlia ha avuto la febbre alta dopo una vaccinazione: ho chiamato i fabbricanti per una verifica ma sapevo bene che era un fenomeno normale».

Pier Luigi Lopalco dell’università di Pisa ha illustrato i meccanismi di quelle che per lui sono strumentalizzazioni propagandistiche su internet.

«Alcuni anni fa, dopo il vaccino anti-influenzale, ho iniziato a perdere i capelli. Ma questa era solo una coincidenza, non una conseguenza, come accade per buona parte dell’umanità. Se usiamo la stessa analogia e accostiamo ogni fenomeno patologico che sopravviene dopo la vaccinazione a un rapporto causa - effetto, ecco che possiamo dire di tutto. Ma non c’entra niente, non è scienza. Un esempio? I morti dopo la profilassi. Nel 2014 il decesso di due bimbi piccoli vennero collegati ai vaccini mentre invece si trattava di morti improvvise in culla».

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