«La mia Zirudela Epica un inno al dialetto scrigno di emozioni»
«Immediatezza, sfumature, efficacia i pregi del vernacolo E da parte dei giovani un costante rinnovato interesse»
Si chiama Sergio Erio Baldelli, ha 74 anni, è di Modena e lavora come tecnico specializzato su macchinari per operazioni laser agli occhi. Ma soprattutto ama scrivere ed ama scrivere in dialetto. La sua prima pubblicazione risale a circa quindici anni fa e si intitolava “Àl pòunt éd Sàcià” una sorta di dizionario del dialetto, con traduzione in italiano a fronte, ed esempi pratici sull’uso delle parole. Poi è arrivato anche “Zirudela Epica”, il racconto dell’Iliade in dialetto, una sfida ardita che proprio Baldelli ci spiega.
«Ovviamente non si tratta della versione integrale, ma di una edizione ridotta, tipo Bignami, rivista in chiave goliardica. La pubblicazione ha richiesto comunque un anno di lavoro. Mi piace scrivere in dialetto e mi ha dato una spinta a farlo mia figlia quando mi ha detto “papà la tua lingua madre è il dialetto”. Lei mi ha spronato anche a studiare, essendo laureata in fonetica, mi ha prestato una serie di volumi per capire meglio la lingua ed il suo suono. Sul tema dialetto devo dire che sono in disaccordo con altri esperti modenesi che, per dare forma fonica alle parole, utilizzano segni diacritici di convenzione non codificati e quindi sconosciuti alla maggioranza dei lettori. Personalmente utilizzo solo segni diacritici codificati nella lingua italiana che tutti possono riconoscere ed interpretare, il cui utilizzo diventa fondamentale per la corretta comprensione di quanto scritto: accento grave (vocale tonica aperta); accento acuto (vocale tonica chiusa); macròn (trattino orizzontale che allunga il suono della vocale tonica)».
Cosa offre il dialetto secondo lei rispetto alla lingua italiana?
«Grande immediatezza, le parole in dialetto spesso rendono di più di quelle italiane, hanno più sfumature. Ad esempio quando parlo con una persona che non mi è particolarmente simpatica e voglio zittirla in dialetto dico “taja” in italiano “taglia”. L’efficacia e ricchezza del dialetto rispetto all’italiano sono evidenti».
Come vede il futuro del dialetto? Soprattutto per le giovani generazioni?
«Io ho sempre trovato anche durante le mie lezioni un vivo interesse da parte dei ragazzi. Ovvio che vanno dati loro gli strumenti per comprendere ed utilizzare le nozioni già in loro possesso, in particolare gli accenti, un accento acuto o grave su una lettera cambiano completamente il significato di una parola».
Sergio Erio Baldelli collabora anche con la Gazzetta di Modena per lo schema di parole incrociate in dialetto che viene pubblicato il sabato. I suoi libri si possono trovare alla Libreria Ubik di Modena o è possibile richiederli scrivendo a sergio@fulltimes.it. Baldelli sta anche costruendo un sito all’indirizzo www.fulltimes.it.
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