Gazzetta di Modena

Modena

Modena, maggiorenni, che passione. Ecco come è cambiata la vita

di Arianna De Micheli
Modena, maggiorenni, che passione. Ecco come è cambiata la vita

Un viaggio tra le abitudini dei giovani di ieri e di oggi celebrando chi raggiunge il traguardo quest’anno. Tecnologia, mode, tendenze, rituali hanno rivoluzionato i ragazzi, pronti a scegliere la loro strada

5 MINUTI DI LETTURA





[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.16463543:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/avere-18-anni-parla-lisa-gurrisi-di-campogalliano/91886/92474]]

MODENA. Ma non sentono freddo? E dire che vent’anni fa con gli anfibi ci si andava pure in spiaggia. Quaranta gradi all’ombra, maglie in acrilico e Dr Martens pesantissimi da milite grunge con stringhe di colori diversi.

Oggi invece sneakers senza calze anche in pieno inverno. A diciotto anni qualche pezzo di pelle bisogna pur mostrarlo. Una volta per le ragazze era la pancia, sdoganata nuda da Madonna, al secolo Luis Veronica Ciccone. Nel 2018 sono le caviglie. Senza distinzione di sesso perché così insegnano i guru della moda. Stilisti e cantanti? Forse nel giurassico. Ora i burattinai dell’outfit sono i (o le) fashion blogger. Chi li capisce i giovani! Ecco un mantra che, con ottusa tenacia e scarsa convinzione, i “grandi” ripetono dalla notte dei tempi.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.16463465:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2018/02/11/news/inviateci-foto-e-ricordi-dei-vostri-18-anni-1.16463465]]

Eppure tutti abbiamo avuto diciotto anni. Ma in modo diverso. O forse ce la raccontiamo. E ce la raccontiamo davvero bene. Tanto che il contesto, mutevole e inafferrabile – quando ti sembra di averlo compreso è sempre tardi - diventa l’alibi di ferro per trascurare la sostanza. Che non cambia. Camminare sul filo del rasoio, ossia in bilico tra adolescenza e consapevolezza di sé nei panni di adulti, è infatti un bel guaio. In ogni epoca. Ma è anche vero che ogni epoca partorisce espedienti utili alla sopravvivenza unici o comunque cuciti sulle esigenze di quella variabile impazzita che chiamiamo momento (quanto dura un momento? È questione di un secondo, di un decennio o di cinque minuti?).

Nel momento attuale i bambini, sollecitati allo stremo, sembrano crescere troppo in fretta. Poi, incapaci di stabilire una gerarchia nei propri bisogni o valori, per non soccombere allo stress trasmesso loro dai genitori tendono a parcheggiarsi a tempo indeterminato nella post-adolescenza. Uno stato né solido né liquido costruito sull’apparenza dove diventa difficile distinguere l’entità del dolore. E del piacere. Un commento sgradevole su Facebook ferisce quanto, o più, di un rimprovero in prima persona. Centinaia di like regalano scariche di adrenalina che un bacio non riesce più a dare.

Postilla: stiamo ragionando in modo arbitrario e per massimi sistemi in attesa di essere smentiti nelle prossime pagine dai diretti interessati. Ovvero quegli stessi diciottenni che al posto dell’alfabeto usano gli emoticon (peraltro promossi dall’Accademia della Crusca purché se ne faccia un impiego opportuno senza confondere sguardi innamorati e rossori pudichi) e che dei selfie hanno fatto ragione di vita. Che poi a ben guardare anche i quarantenni attuali un tempo amavano i selfie. Certo, non li pubblicavano sui social. Finivano nel portafoglio a imperitura memoria. Alzi la mano chi non è mai entrato in una macchinetta per le fototessere con l’intento di immortalare, al riparo di una tendina perlopiù marrone, un sentimento importante. Di amicizia, di amore…Chi non si è mai seduto sullo sgabello regolabile con in braccio la fidanzata di turno – o abbarbicata sulle ginocchia del ganzo del mese- a cui non potevi mandare un whatsapp e neppure un sms? Esisteva un tempo in cui l’unico modo per darsi appuntamento erano i piccioni viaggiatori o il telefono. Fisso. Bisognava chiamare a casa – il boom dei cellulari risale alla fine degli anni Novanta - magari dalla cabina telefonica evitando così orecchie indiscrete. Il numero veniva composto con le dita incrociate e non poca emozione nel cuore: speriamo che risponda lei (lui) e non suo padre, sua madre o quella ficcanaso di sua sorella.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.16463462:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2018/02/11/news/non-diteci-sempre-la-politica-fa-schifo-cosi-non-cresceremo-1.16463462]]

Oggi avere diciotto anni è molto più semplice. E molto più complicato. Vivere in simbiosi strutturale con il digitale, condividere ogni singolo stato d’animo con centinaia di sedicenti amici, ascoltare la musica con gli occhi ancor prima che con le orecchie, avere sempre a portata di mano app che contano quanti passi fai in un giorno e quanti etti hai perso in una settimana, che ti insegnano l’inglese, che ti sommergono di informazioni non necessariamente richieste, che ti consigliano il ristorante giusto e ti consentono di ordinare il pranzo ovunque tu sia…beh, permette di guadagnare punti. E di archiviare i diciottenni degli anni Novanta sotto la voce preistoria. Il dramma è quando cade la connessione. Lo smarrimento, il panico, l’improvvisa solitudine. Che, guarda un po’, si esorcizza con le vecchie buone abitudini adeguate al nuovo contesto. Se infatti è vero che nel secondo millennio una pizza in compagnia guariva anche il mal di pancia più insidioso è altrettanto vero che nel terzo millennio abbuffarsi di sushi cinese (è fatto noto: i ristoranti giapponesi nel nostro paese sono spesso gestiti da cinesi) con i colleghi di liceo o di facoltà compensa in parte la perduta connessione. Gettonatissima la formula mangia tutto quello che ti pare a 10,12, 16 euro, bevande escluse, basta che non lasci neppure un pescetto nel piatto. Altrimenti paghi con gli interessi. È la lotta allo spreco, of course. Gettonatissimi i ristopub che forti di cucina, serate a tema, litri di birra artigianale offrono tutto quanto la notte può offrire a prezzo calmierato.

E le care, vecchie discoteche? Animali estinti, archeologia della nostalgia. Ricordate? A sedici anni ci si andava solo di domenica pomeriggio, a diciotto un sabato sera sì e l’altro pure. Con il tarlo di come tornare a casa senza schiantarsi alla prima curva. Oggi i ragazzi prendono i taxi collettivi con il contributo dei genitori che preferiscono scucire qualche euro ai propri pargoli quasi adulti piuttosto che immaginarseli al volante non del tutto sobri. Secoli fa questa opzione, peraltro intelligente, non era in palinsesto. Così come il palato del post-adolescente non contemplava la merenda al gusto di kebab quanto piuttosto il trancio di pizza, il panino con l’hamburger o, top dei top, l’hotdog affogato nella senape-maionese-ketchup. Altri tempi. Altri giovani. Alieni oggi come allora perché quasi sempre incompresi e sottovalutati. Giovani che riservano molte sorprese.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google