Gli studenti del Volta a lezione di cultura dal richiedente asilo
Mohamed Ba è arrivato da Trieste per raccontare la sua vita «Il denaro ha diviso il mondo, bisogna lanciare dei ponti»
«Perché un tronco in un fiume da lontano sembra un coccodrillo, solo guardandolo da vicino puoi capire che non hai motivo di averne paura». Con queste parole Mohamed Ba, un profugo senegalese che da tanti anni è in Italia, dove vive e lavora, ha iniziato un incontro-immersion di quasi 500 studenti dell’istituto Volta di Sassuolo. Un paragone semplice. Un evento che fa parte di un progetto più ampio, come ha detto Chiara Ognibene, la docente che ha coordinato tutto questo, “partendo da lontano: da Lampedusa”.
«Sì, infatti, è un viaggio iniziato a Lampedusa - racconta Ognibene - dove siamo entrati in contatto con una realtà che non avevamo capito prima di quel momento: vederla è stato diverso. Ci ha messo la voglia di impegnarci per cambiare la mentalità delle persone. Questo è il secondo appuntamento, abbiamo già incontrato Miriam, una ragazza scappata dalla Siria con i suoi tre figli, che ci ha fatto capire che cosa significhi fuggire dalla guerra. Mohamed Ba, che è venuto a trovarci, è un uomo straordinario venuto da Trieste per incontrare i nostri ragazzi. Attraverso una sua performance ed un dibattito ha fatto capire cosa significa essere un migrante; lo ha fatto solo con le parole e la musica del suo jambè».
Sfatando i contrasti all’immigrazione selvaggia e non accettata, una sorta di educazione civica sull’accettazione, sull’accoglienza, partendo dai banchi di scuola. «Certo - continua la prof - perché questi ragazzi vivono i contrasti del nostro Paese ogni giorno e la scuola deve educarli ad accettare il diverso, cercando in lui la ricchezza e i valori che può donare».
«Nel mondo contemporaneo, così spaccato - ha detto tra l’altro ai ragazzi l’ospite - a far fede non è più l’integrità dell’essere umano e le sue esperienze, sogni e speranze, ma il potere d’acquisto. Quando l’avere condiziona l’essere, chi non ha non è non potrà nemmeno pretendere d’essere. Lo squilibrio ha creato una spaccatura tra nord e sud del mondo: il nord, che costituisce il 20% della popolazione mondiale, si ritrova a controlla l’80% delle risorse, e al contrario il sud, l’80% del mondo, si deve spartire il 20% delle ricchezze. Penso che il mattone della pace si chiami giustizia e siccome non c’è la possibilità di comunicare da una parte all’altra, ho pensato di usare la mia esperienza come ponte fra le due parti: io sono nato al sud, ma vivo al nord del mondo. Così garantiamo a chiunque la possibilità di toccare con mano cosa significhi nascere e crescere nel sud del mondo, dove perfino invecchiare è proibito. Spesso si ha paura, ma non è giustificabile da una crisi economica: penso che la crisi sia strutturale. Questo paese sembra smemorato: è come se il ventennio che ha contraddistinto la storia italiana non abbia lasciato dei segni nella memoria collettiva. Io ho voluto rispolverare quelle memorie per dire a tutti che la diversità non è un reato e nemmeno un difetto della natura».
I ragazzi come reagiscono ai tuoi messaggi, a questo modo di far sapere, direttamente da un protagonista, come sono andate e vanno le cose?
«Fortunatamente, bene - conclude - perché noi, che abbiamo conservato la tradizione orale, riusciamo a parlargli e loro non ci sentono, ma ci ascoltano, il che è molto diverso perché le parole hanno la loro importanza. Sentono le vibrazioni provenienti da un cuore martoriato da ingiustizia, soprusi, violenza e mortificazioni, ma che non serba rabbia, perché siamo guariti dall’odio: noi non puntiamo il dito, ma allunghiamo la mano. Pensiamo che sia tempo sprecato inveire contro chi ci tratta da cani, ma sta a noi fare in modo di non mangiare nella ciotola del cane».
Il progetto non finisce con questo incontro ma si allargherà - venerdì 23 febbraio - in occasione di una assemblea di istituto del Volta. «Si tratterà di un momento libero e di confronto vero e senza regole tra i ragazzi. In parte, sarà guidata da Tareke Brahne, il presidente del comitato “Tre Ottobre” di Lampedusa, facendo ragionare e riflettere i ragazzi guidandoli e tirando fuori le loro idee, verso un’immigrazione possibile».
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