I nostri viaggi, il tuo amore per i libri Roberto addio, mi mancherai
di VALERIO MASSIMO MANFREDISono passati venticinque anni da quando incontrai Roberto Armenia per la prima volta. Era uscito uno dei miei romanzi ed era stato incaricato di farmi una intervista dalla...
di VALERIO MASSIMO MANFREDI
Sono passati venticinque anni da quando incontrai Roberto Armenia per la prima volta. Era uscito uno dei miei romanzi ed era stato incaricato di farmi una intervista dalla Gazzetta di Modena. Ci eravamo fissato a questo proposito un appuntamento a casa mia ed io ero in ritardo di qualche minuto perché mi ero incartato nel traffico. Quando infine lo introdussi nella mia casa lui mi fece capire molto chiaramente che quando si invita una persona in casa propria il minimo che si può fare è di essere presenti per aprire la porta. Possibilmente all’orario concordato.
Non fu sgarbato ma secco e deciso e concluse che non era una questione di orologio ma di rispetto delle persona a cui abbiano dato l’appuntamento.
Non è che da quel momento divenissi puntuale come un orologio svizzero, ma cercai di fare del mio meglio e lui lo apprezzò. In quegli anni era anche responsabile dei programmi culturali del club La Meridiana e mi invitò a presentare il mio ultimo romanzo. A quei tempi essere invitato alla Meridiana, una struttura simile a un country club a americano era il massimo della vita e io cercai di non deluderlo. Mi fece i suoi più vivi complimenti e da quel moment cominciò un’amicizia, quasi un sodalizio che è durato fino a ieri notte quando è morto in un letto del policlinico. Era il mio amico, il mio manager, il mio consulente. Non muovevo un passo senza di lui.
Ogni volta era la stessa cosa: Appuntamento alla Baia del re, Modena sud dell’A1 poi si partiva per la destinazione: conferenze, presentazioni… A volte gli dicevo “ma questa storia l’hai già sentita tante volte” e lui: “Sì, ma ogni volta è diversa e mi piace riascoltarla”. Parlavamo di tutto: di letteratura, di storia, di archeologia, di politica. Mi raccontava che all’inizio era di sinistra, collaborava con il sindaco Rubes Triva, poi mi raccontava come era diventato direttore di Italtourist, il braccio turistico del PC. I viaggi erano sempre o verso l’Unione Sovietica o Cuba, poi si era disamorato ed era entrato nella Mondadori facendo una brillante carriera.
Sempre elegante. Si concedeva solo cravatte un po’ alternative per non sembrare troppo formale. Era di una disponibilità incredibile. Tanti anni fa ero in val Seriana e stavo terminando di scrivere la mia trilogia su Alessandro ma avevo un
impegno per una conferenza a Modena negli ambienti della Cassa di Risparmio. Mi telefonò e gli dissi come ero combinato e che non avevo un momento ma se fossi andato e tornato in giornata avrei potuto onorare il mio impegno. Aggiunsi che la banca poteva ben accollarsi quel trasporto: lui non disse niente e venne di persona a prendermi alle diciassette percorrendo quasi trecento chilometri e mi riportò all’una dopo mezzanotte. Mi disse solo allora che la banca non c’entrava.
Aveva una incredibile passione per i libri e li massacrava di note e di commenti a matita lungo i risguardi e a piè di pagina. A sua nipote Agata regalava sempre una copia firmata dall’autore quando invitava qualcuno a presentare la sua opera e ricordo bene quando mi chiese di regalare a Gorbaciov in turnée in Italia il mio primo libro tradotto in russo. Pare che gli fosse piaciuto.
Di solito era sovrappeso perché era ghiotto di cioccolata e lungo i viaggi si fermava a un autogrill e ne acquistava una tavola che poi sgranocchiava strada facendo. Il suo gusto per la vita era sconfinato ma mai volgare, non sopportava l’inerzia né la neghittosità. E quella sua straordinaria umanità era stimata da decine e decine di uomini eminenti o famosi che hanno mandato i sensi del loro cordgoglio. Leggendaria la sua agenda scritta su quattro fogli protocollo che portava sempre in tasca e in cui si diceva ci fosse anche il numero di un papa.
Quando seppi che era malato e che era stato ricoverato andai a trovarlo appena mi fu possibile e poi telefonai al responsabile del reparto per sapere come stessero le cose. Purtroppo si trattava di un male gravissimo che già si era già metastatizzato.
Probabilmente aveva capito anche lui ma la seconda volta che gli feci visita mi disse: “ Torna prima che puoi perché è molto importante per me.” e aggiunse “Non vedo l’ora di rimettermi in viaggio. Fece anche sapere al Segretario della Fondazione di Vignola di cui era addetto stampa che sarebbe tornato presto al lavoro.
Non siamo più ripartiti insieme e l’ultimo, breve viaggio lo farò domani seguendo il suo feretro. Non so se mi può ascoltare ma vorrei dirgli “Ho perso con te uno dei miei migliori amici e un compagno di lavoro più che perfetto. Mi mancherai.
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