«Il Pd è pieno di paracadutati e la Lega è assente sul sisma»
La sfida è dura, soprattutto nei collegi uninominali, ma le cose stanno cambiando, a maggior ragione alla luce dei tanti “paracadutati” nelle liste Pd. E allora le parole di Luigi Di Maio - che dalla...
La sfida è dura, soprattutto nei collegi uninominali, ma le cose stanno cambiando, a maggior ragione alla luce dei tanti “paracadutati” nelle liste Pd. E allora le parole di Luigi Di Maio - che dalla sede modenese di Confindustria ha ricordato che a questo giro le terre “rosse” potrebbero perdere un bel po’ di… colore - assumono concretezza e fanno sperare per il 4 marzo. A lanciare la sfida a un Pd in difficoltà e a un centrodestra lanciatissimo ma diviso è Vittorio Ferraresi, candidato alla Camera (al collegio uninominale Bassa-Alto ferrarese e primo nel listino del proporzionale) per il Movimento Cinque Stelle.
Ferraresi, partire senza “paracadutati” è un bel vantaggio…
«Senza dubbio, anche perché siamo l’unica forza politica che, oltre a non avere nomi imposti da Roma, i candidati se li è scelti sul territorio grazie alle “parlamentarie”. Dall’altra parte, invece, troviamo ministri “paracadutati”, ma soprattutto lontani anni luce dai valori della sinistra: credo che gli elettori modenesi del Pd faranno parecchia fatica a votare l’ex coordinatrice dei giovani di Forza Italia…».
Le “parlamentarie” hanno aspetti ancora da mettere a punto, come dimostra il basso numero di voti ricevuto anche da chi le ha vinte.
«Il sistema è in continuo sviluppo e non è facile abituarsi a un metodo nuovo di selezione dei candidati, anche perché non è tutto immediato come si può pensare, ma i cittadini si devono iscrivere e sottoporre ad una serie di procedure di certificazione per poter votare. Pur avendo aspetti da verificare e migliorare, comunque, il sistema Rousseau rappresenta la prima forma di selezione di candidati online al mondo, mentre le altre forze politiche continuano a far scegliere a Roma i rappresentanti del territorio».
Rappresentanti che però non sempre hanno l’esperienza necessaria per stare in Parlamento, o magari al governo…
«Se parliamo di esperienza nel fare marchette, no, non ne abbiamo. Se invece parliamo di competenze nei diversi settori, ai nostri candidati non mancano affatto, come dimostrano i profili della squadra modenese in campo per le elezioni. Del resto anche noi parlamentari uscenti non avevamo esperienza, ma in poco tempo siamo riusciti a ottenere risultati a Roma e a… sventare le marchette degli altri. Allo stesso tempo, siamo riusciti a far parlare le altre forze politiche di cose che non avrebbero mai preso in considerazione, dai costi della politica ai vitalizi, mettendo sempre al centro il collegamento tra cittadini e territorio. Tutto questo rispettando alcune regole ferree, dall’assenza di condanne alla rendicontazione delle spese, dal massimo di due mandati alla selezione dei candidati con una scelta democratica».
La sfida, comunque, è dura, soprattutto nei collegi uninominali.
«La legge elettorale non ci facilita, perché favorisce le accozzaglie elettorali, ma la partita è aperta anche in territorio come il nostro, anche perché gli elettori hanno capito che il Pd fa solo i suoi interessi e non quelli del centrosinistra: anzi, ultimamente fa più che altro quelli del centrodestra…».
Nei giorni scorsi lei è stato protagonista di un botta e risposta con il leghista Alan Fabbri sul rapporto tra Lega e sisma. Le posizioni sono ancora lontane?
«Semplicemente, quella del Carroccio, che ha lanciato la campagna puntando molto sul terremoto, è ipocrisia pura: in questi cinque anni noi abbiamo combattuto con i denti per i diritti dei terremotati, mentre la Lega risulta non pervenuta. Noi le battaglie sul sisma le abbiamo fatte davvero e ne faremo ancora, perché oggi ci sono imprenditori che sono stati chiamati a pagare le tasse senza aver ricevuto un euro di contributo, mentre almeno un terzo della ricostruzione pubblica manca ancora all’appello. Una situazione che finora ha visto la Lega completamente assente: se poi hanno cambiato idea, mi fa solo piacere…».
Qual è la vostra posizione su Cispadana e Bretella?
«Siamo a favore della Cispadana, opera attesa da quarant’anni, ma non al progetto di autostrada attualmente in campo: quello che vogliamo noi è una superstrada di collegamento del territorio, ma che impatterebbe in maniera molto diversa sulla salute dei cittadini e costerebbe circa 200 milioni contro i due miliardi previsti per l’autostrada. Alla Bretella, invece, diciamo “no”, perché sarebbe il doppione di un collegamento già esistente, ma che non si riesce nemmeno a tenere in condizioni decenti».
Luca Gardinale
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