Modena. Il vescovo alle coppie «Camminate sognando insieme»
Don Erio Castellucci ne ha incontrate oltre centoventi «Così potrete affrontate gli ostacoli lungo il vostro percorso»
MODENA. «Camminate sognando». L’invito del vescovo don Erio Castellucci ha scosso le anime di oltre centoventi coppie radunate nella chiesa di San Francesco. Mogli e mariti, fidanzate e morosi si erano dati appuntamento sabato sera per la veglia di preghiera in occasione della ricorrenza di San Valentino.
All’ingresso hanno ricevuto un libretto con letture, canti e prove da affrontare. “Intuire l’invisibile”, la sfida rivolta dalla locandina. Nell’immagine un lui e una lei di spalle su una panchina in una notte stellata. Gesù è tra loro e indica il cielo. «Guarderemo il cielo per guardare meglio la terra, il Signore per guardare meglio i fratelli - ha spiegato il vescovo - perché chi ha il coraggio di guardare avanti non inciampa, mentre chi osserva sempre intorno a sé rischia di perdere il cammino».
Alle parole è seguita l’azione. Ognuno ha preso una striscia di carta contenuta nel libretto e una penna. Gli sguardi sono diventati più concentrati mentre sui fogli venivano tracciati i sogni, i desideri e le paure della vita di coppia. Le silenti riflessioni individuali si sono trasformate nel racconto dell’esperienza di due giovani.
Avanzati dopo le prime due letture su Gesù e San Francesco, hanno affermato con entusiasmo e semplicità le loro ragioni per stare insieme. «Benedetta e Giovanni hanno spiegato come si riflette il sogno di Dio su di noi», ha ripreso don Erio. Seguirlo non è un percorso facile e nemmeno a tappe. «I tre momenti della veglia si richiamano alle tre dimensioni della vita della coppia», ha precisato il vescovo, descrivendo l’innamoramento, la scelta e il progetto. Così si parte «con l’ingresso di qualcun altro in modo forte nella nostra vita», prima «del momento più difficile». Don Erio ha citato due esempi tradizionali di «elementi estranei a un sogno» per la chiesa. L’uno è Erode, che mette in fuga la Sacra Famiglia; l’altro è il lebbroso che ha agevolato la conversione del santo patrono d’Europa, a cui è dedicata la chiesa in Rua dei Frati Minori. «Nella vita della coppia c’è sempre un Erode - ha aggiunto il vescovo, tracciando una similitudine - e c’è sempre un lebbroso. Da una parte, la realtà più dura e ostile che fa andare in Egitto, rivedere il sogno. Dall’altra, il confronto con una realtà difficile e dura, segnata da malattia, sofferenza, povertà». È il rafforzamento della scelta. «La chiamiamo crisi, perdita delle illusioni, delusione, ferita - ha proseguito don Erio - ma bisognerebbe chiamarla croce. Solo chiamando così lo scontro con la realtà ha un senso anche la difficoltà, l’opposizione di qualcuno. Così gli ostacoli lungo il percorso rafforzano la voglia di camminare».
Per il vescovo «il disegno di Dio si realizza anche attraverso le nostre difficoltà». Difficoltà simboleggiate da un sasso, consegnato a ciscuno. L’invito di don Erio è di sognare in grande «per camminare speditamente» e non «demotivarsi guardando i propri piedi».
Diventa necessario «affidarsi al Signore per entrare nel suo sogno» e progettare quel «sempre che possiamo rendere eterno soltanto se agganciati a Dio».
Il vescovo Erio Castellucci ha poi benedetto ogni coppia, giunta all’altare con i sassi delle difficoltà e i fogli pieni di desideri, paure e sogni. «Se l’amore è forte ogni destino vi farà sorridere», l’augurio di Sant’Agostino preludio alla festa finale.
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