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IL RACCONTO DI Aldi Shpijati, Accoltellato a scandiano 

«Li hanno arrestati? Bene ma mi basta essere vivo»

«Li hanno arrestati? Bene ma mi basta essere vivo»

«Hanno arrestato i due che mi hanno accoltellato? Mi fa piacere perché è giusto così, è una questione di giustizia. Ma non mi auguro nulla, non ho nessun astio nei loro confronti. Mi basta essere qui,...

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«Hanno arrestato i due che mi hanno accoltellato? Mi fa piacere perché è giusto così, è una questione di giustizia. Ma non mi auguro nulla, non ho nessun astio nei loro confronti. Mi basta essere qui, vivo, a parlarne». Aldi Shpijati, 21enne albanese calciatore dell’Arcetana, è tuttora ricoverato nel reparto di chirurgia del Santa Maria Nuova a Reggio Emilia.

È in grado di alzarsi e di parlare, ha solo il braccio sinistro fasciato, sebbene sia ancora in prognosi riservata. «Il peggio è passato – afferma Aldi – Non so per quanto tempo dovrò restare ricoverato». Dall’ospedale ha appreso la notizia dell’arresto dei due che otto giorni fa, nella notte fra sabato e domenica, lo hanno accoltellato nel parcheggio della stazione di Scandiano dopo un diverbio sorto in un bar, l’unico ancora aperto nel centro reggiano alle 3.30 dopo il post discoteca. Aldi era intervenuto in difesa di un amico ed era stato colpito con tre coltellate all’addome, inferte con un’arma bianca lunga 8.5 centimetri poi ritrovata dai carabinieri. In un primo tempo denunciati, i rapper Juri Margini, 20enne di Castelnovo Monti ma residente a Viano, ritenuto l’autore materiale dell’accoltellamento, ed Emilio Finizio, nome d’arte Malacarne, 36enne di Sassuolo residente a Viano, sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare per tentato omicidio e porto abusivo d’arma. Sulla vicenda interviene l’avvocato Antonio Sarzi Amadè, difensore di Juri Margini: «Il mio assistito - dice - si è presentato da solo alla Tenenza dei carabinieri di Scandiano, giovedì scorso, non appena ha saputo che i militari lo cercavano. L’ordinanza di custodia cautelare risale a mercoledì».

La posizione di Juri Margini è più delicata rispetto all’amico-manager Emilio Finizio, rintracciato a Genova e attualmente nel carcere di Marassi. Margini invece si trova nell’istituto di via Settembrini a Reggio, dove oggi si terrà l’interrogatorio di garanzia.

La vittima Aldi Shpijati precisa che li conosceva, «più di nome che di faccia». E, ripercorrendo quella serata, dichiara che lui era in compagnia di cinque amici, ragazzi e ragazze: prima erano andati alla discoteca Corallo e poi al bar a mangiare qualcosa. «I rapper non c’entravano nulla con l’accaduto. C’era stata una lite dieci minuti prima, per futili motivi – racconta – Quei due sono intervenuti provocando una seconda lite e mettendosi in mezzo con arroganza. Quando ho visto il mio amico marocchino messo spalle al muro, con un coltello puntato alla gola, l’ho difeso. E loro se la sono presa con me. Ho agito d’istinto, ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque altro. Voglio invece ringraziare i medici che mi hanno salvato».

Aldi subito non si era reso conto della gravità delle ferite. «Eravamo a 200 metri dal pronto soccorso di Scandiano dice Ci sono andato a piedi, sorretto dai miei amici. Avevo le mani insanguinate e vedevo della materia uscire dallo stomaco, ma lì per lì ho pensato: mi danno due punti di sutura e torno a giocare a calcio. Solo in seguito i medici mi hanno detto che erano stati coinvolti organi vitali, soprattutto i polmoni, e che avrei potuto morire. Sono stato sotto i ferri per ore». Lucia, la mamma di Aldi, vive ancora nell’angoscia. «Non posso dire di essere contenta degli arresti - spiega al telefono - perché questa vicenda ci ha fatti stare talmente male che non riesco ad avere sollievo. L’unico momento felice l’ho provato quando Aldi ha riaperto gli occhi».

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