Rubrica Fuori Classe / Come cambia la medicina grazie alla tecnologia: un viaggio nella diagnostica del Policlinico
La dottoressa Annarita Pecchi, medico radiologo: "In 30 anni è cambiato il mondo, oggi bastano pochi secondi per avere un'immagine, ma l'occhio del medico e il consulto con gli specialisti è sempre fondamentale"
MODENA. Negli ultimi dieci anni si è verificato un notevole sviluppo nella tecnologia delle apparecchiature utilizzate in radiologia, soprattutto nella parte informativa del paziente e di gestione delle immagini. Tra i numerosi progetti, nel 2004 prese il via PACS-RIS, sistema informativo radiologico integrato dall’Azienda medico-universitaria di Modena.
Esso costituisce un grosso archivio utile per la gestione degli esami radiologici e per l’immagazzinamento delle informazioni e delle immagini radiologiche del paziente. Al giorno d’oggi le pellicole non esistono più, l’introduzione del computer nella radiologia ha consentito una migliore qualità delle immagini, una maggiore rapidità e ha permesso ai radiologi di disporre di numerose informazioni che un tempo dovevano essere ricercate negli archivi cartacei.
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Ma quali sono gli sviluppi in ambito tecnologico per quanto riguarda le apparecchiature? “Le apparecchiature radiologicamente più importanti - spiega la dottoressa Annarita Pecchi, medico radiologo del Policlinico di Modena - sono TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) e RM (Risonanza Magnetica). In entrambi i casi lo sviluppo tecnologico ha portato grandi cambiamenti dal punto di vista della tempistica e della qualità delle immagini”. Nel 1987 venne istallata proprio al Policlinico la prima TAC total body, una macchina molto innovativa per il tempo.
“Nel giugno 2001 venne installata la Speedy TAC, fondamentale per la diagnostica pediatrica perché la sua tecnologia permetteva 50-60 scansioni di 5 millimetri con un tempo di esecuzione di massimo 30 secondi. Una TAC tradizionale, allora, eseguiva 20-30 scansioni di 10 millimetri ciascuna con un tempo totale di circa 10 minuti.” Era una grande acquisizione per un ospedale a misura di bambino, perché permetteva di ridurre la durata dell’esame e le difficoltà per i piccoli pazienti. Nel 1985 la RM della General Electric con magnete da 1,5 Tesla (primo in Italia) venne donata all'Ausl di Modena. Il Policlinico fu uno dei primi ospedali pubblici in Italia ad avere questa apparecchiatura.
Nel marzo 2004 vennero inaugurate le nuove dotazioni della diagnostica per immagini: due risonanze magnetiche, una da 1,5 Tesla e una da 3 Tesla (entrambe della Philips), il massimo allora sul mercato. Il primo apparecchio puntava sulla velocità di acquisizione che lo rendeva molto utile per eseguire esami su pazienti non collaboranti come i bambini. Il secondo, una vera novità in ambito italiano, dove ne funzionavano solo 4 esemplari, era soprattutto utilizzato per ricerca sull’efficacia diagnostica di questa nuova generazione di apparecchi, sulle loro applicazioni cardiologiche e neurologiche.
Alle due macchine per risonanza, si aggiunsero due tomografi computerizzati. Il primo, della General Electric, donato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, che consentiva di studiare volumi corporei con dettaglio anatomico quattro volte superiore (o in un tempo quattro volte inferiore) rispetto alle tecnologie precedenti. Esso era in grado di studiare i vasi coronarici di calibro inferiore agli 1,5 millimetri, e di ridurre gli artefatti da respiro in quanto permetteva di limitare il tempo di apnea. Il secondo apparecchio, della Philips, era dedicato alla Neuroradiologia.
Nonostante lo sviluppo della tecnologia, la figura del medico ha ancora una importanza fondamentale nell’interpretare l’immagine radiologica: “Diagnosticare la patologia a partire dall’immagine non è sempre immediato, occorre quindi spesso ricorrere al consulto con altri medici. Nonostante l’ottima qualità delle immagini, la diagnosi di un’eventuale patologia richiede la conoscenza della storia clinica del paziente, il confronto con i clinici e di tenere presente la sintomatologia clinica del malato. Il ruolo del medico consiste proprio in questo; solamente attraverso la collaborazione con altri gruppi si arriva alla corretta interpretazione dell’immagine radiologica”.
*studentesse della 5AL liceo Muratori-San Carlo
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