Rubrica Fuori Classe / Emiliano Poddi e i segreti della scrittura creativa
Romanziere e insegnante alla scuola di storytelling Holden, Poddi ha tenuto un corso al liceo Muratori-San Carlo: "Il libro è uno strumento lento. Ci vuole un sacco di tempo per leggerlo, ma anche tanto a scriverlo..."
MODENA. Creatività, curiosità, e tanta voglia di mettersi in gioco: queste sono le caratteristiche in comune agli studenti del liceo Muratori-San Carlo che hanno partecipato a tre incontri di laboratorio di scrittura con Emiliano Poddi, scrittore romanziere e insegnante alla scuola di storytelling Holden.
Qual è stato l’obbiettivo di questo laboratorio di scrittura creativa al liceo? Perché è importante insegnarla nelle scuole? In che modo potrebbe aiutare i ragazzi di oggi e gli adulti del domani?
"C’è una speciale categoria di persone che, quando stanno male, invece di telefonare a un amico, si mettono a scrivere. Perché si comportano così? Cosa li spinge ad aprire il taccuino o ad accendere il computer? E una volta che hanno una pagina bianca davanti, da dove prendono le storie? Abbiamo cercato di rispondere a queste domande tramite un laboratorio, ossia scrivendo. E i ragazzi del Muratori hanno scritto molto bene".
Che ruolo hanno il libro e la scrittura in generale nella società odierna? Perché scrivere? Qual è la principale responsabilità dello scrittore?
"Il libro è uno strumento lento. Ci vuole un sacco di tempo per leggerlo, e ancora più tempo per scriverlo. La sua ragion d’essere, oggi, è proprio questa sua lentezza. Siamo immersi in una realtà fatta di comunicazioni velocissime, fulminee se non proprio istantanee, il che è meraviglioso. Ma è bellissimo che continui a esistere un mezzo come il libro – complesso, stratificato, ricco di senso. Una delle responsabilità dello scrittore è fare in modo che i libri continuino a essere necessari in un mondo che va sempre più veloce".
Può descrivere brevemente la scuola Holden con le sue principali caratteristiche, gli argomenti trattati e le varie metodologie di insegnamento adottate?
"Tre caratteristiche, direi. Primo: gli insegnanti insegnano ciò che fanno di mestiere; per esempio, io insegno scrittura creativa perché scrivo romanzi. Secondo: si impara facendo, come succedeva nelle botteghe rinascimentali dei pittori. Terzo: se vuoi imparare a scrivere un romanzo è bene che tu sappia anche come si gira un film o come si fa un reportage o come si crea un sito internet o come si costruisce una serie tv".
Scrittori si nasce o si diventa? Perché? Ispirazione naturale o ricerca e studio approfonditi?
"Sono un ex giocatore di pallacanestro, e anche lì la questione è molto dibattuta. Il tiro da fuori è un dono naturale o si può allenare? Gli allenatori sanno bene che, in questi termini, la faccenda è mal posta. In realtà il tiro da fuori è un dono di natura che si può – anzi, si deve – allenare. Da solo il talento non basta, così come non basta da solo l’allenamento. Ecco, mi sembra che il discorso valga anche per la scrittura".
Realtà o invenzione? Cosa incuriosisce di più il lettore? Di cosa preferisce scrivere lo scrittore?
"Anche qui, non credo che ci sia un’alternativa. Anzi, tra realtà e invenzione esiste semmai un rapporto diretto. L’invenzione è l’atto di prendere pezzi dalla realtà, farne incetta, collezionarli, metterli da parte. È così fin da Cicerone, per il quale l’inventio era appunto questo: il passo iniziale, quello che consiste nel captare dalla realtà gli spunti che mi interessano e che mi serviranno per costruire una storia. Poi comincia un altro lavoro, che c’entra con un’altra parola di origine latina spesso equivocata: la finzione. Ossia, l’arte di plasmare i pezzi di realtà che ho precedentemente “inventato”".
*studentessa 5CL liceo Muratori-San Carlo
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