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in una zona al confine col carpigiano  

Trivellazioni, presentato un progetto di perforazione

Trivellazioni, presentato un progetto di perforazione

La società Po Valley ha integrato lo scorso dicembre il progetto di perforazione di tre pozzi petroliferi nell’area del permesso di ricerca “Cadelbosco di Sopra”. Area molto vasta che include una...

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La società Po Valley ha integrato lo scorso dicembre il progetto di perforazione di tre pozzi petroliferi nell’area del permesso di ricerca “Cadelbosco di Sopra”. Area molto vasta che include una buona fetta del Reggiano, compresi i comuni di Correggio e Rio Saliceto, al confine con Carpi. L’obiettivo è quello di trovare residui di gas e petrolio e di fare prove di stoccaggio nell’area del vecchio giacimento di gas la cui coltivazione è terminata circa 15 anni fa. Contro questa proposta si sono schierati da subito, cioè dal 2013, anno in cui il progetto è stato presentata alla Regione, il comitato No Triv e l’associazone Ambiente e Salute di San Martino in Rio.

«Nonostante le nostre 18 pagine di osservazioni presentate alla commissione del servizio di valutazione regionale, le migliaia di firme raccolte e consegnate in regione nel 2013, 4mila terremoti registrati dai sismografi di Eni nell’area del vecchio giacimento dal 1992 al 2010. Nonostante Eni abbia scritto che qui gas e petrolio son esauriti e il Ministero abbia valutato il vecchio giacimento di Correggio come non idoneo allo stoccaggio per la presenza di faglie attive e superficiali, loro insistono. Ma non la passeranno liscia - attacca Elisabetta Sala del comitato “No Triv” - Coinvolgeremo tutti coloro che vogliono sostenere la nostra battaglia. Dopo la sospensione dei permessi di ricerca in corso e quelli in fase di valutazione da parte della Regione nel 2013, che per questo progetto ha visto tempi lunghissimi di valutazione da parte della Commissione con ben 5 anni di attesa, improvvisamente, nel dicembre 2017 si è scoperto che la Po Valley ha presentato delle integrazioni. Il campo a gas in questione, infatti, è costituito da cinque livelli sabbiosi, di cui uno principale. Il giacimento è diviso in vari blocchi e ognuno di questi è caratterizzato da faglie attive, di cui le due principali arrivano in superficie. Come si evince dalla risposta già fornita da Unmig, l’ufficio Minerario del Ministero competente, “per il giacimento di Correggio, anche se i valori di porosità e permeabilità risultano favorevoli per definire l’idoneità allo stoccaggio, la mancanza di continuità idraulica e la presenza di barriere di permeabilità dovute a faglie, oltre alla presenza di faglie attive in attraversamento del giacimento, rende inidoneo il giacimento stesso allo stoccaggio”. Per questo ci opporremo all’avanzamento dell’iniziativa. E coinvolgeremo tutti i sindaci della zona che, sono convinta, combatteranno questa battaglia al nostro fianco per difendere territorio e cittadini contro scelte sbagliate per l’ambiente, la sicurezza e per la salute» conclude Elisabetta Sala. (s.a.)



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