Addio alle siringhe vaccini da inalare
Progetto di ricerca tra ditte farmaceutiche e Regione Calzà, ricercatrice modenese: «Tre anni per i test clinici»
Siringhe addio? Vaccinazioni amichevoli e senza stress per i bambini che non dovranno più offrire braccio e vena per l’ago?
L’ipotesi è fondata e i risultati di ricerca fatte nella nostra regione, con una partecipazione anche modenese, sono promettenti a tal punto che la giunta regionale ha deciso di fornire ulteriori fondi utilizzando quelli europei per potenziare le ricerche e arrivare al più presto a una sperimentazione clinica, in modo da superare le iniezioni almeno per alcuni tipi di malattie. La prima, su cui si dovrebbe sperimentare la nuova tecnica senza aghi, è il vaccino contro il Papilloma virus, unico rimedio preventivo contro il tumore al collo dell’utero per le donne.
Il responsabile e guida dei ricercatori è uno scienziato di Parma, il professor Ruggero Bettini ma tra i collaboratori più stretti c’è anche una ricercatrice che per quattordici anni è stata una colonna nei laboratori dell’Hesperia a Modena e che da tempo si è spostata su Bologna per esplorare nuovi settori. «A Modena abbiamo gettato le basi per entrare nel mondo delle malattie neurodegenerative - sintetizza la Calzà con rara efficacia - Oggi con queste ricerche affrontiamo la possibilità di passare a una tecnica diversa di somministrazione di farmaci e vaccini. I vantaggi sono evidenti. A parte i minori pericoli di infezione ci sono i vantaggi di minori costi e la possibilità di raggiungere più persone. La ricerca attuale lavora su due parti del prodotto, uno che riguarda il virus e uno sugli adiuvanti alla risposta individuale al virus. Sarei molto cauta però nel dare come a portata di mano il risultato finale dell’eliminazione delle siringhe. È ragionevole pensare che, se tutto va per il verso giusto, fra tre anni arriveremo alle porte della sperimentazione clinica. Per ora gli esperimenti in laboratorio sono promettenti, ma la strada per arrivare a risultati indiscutibili passa anche su una scala di produzione adeguata, per ottimizzare i costi in vista di una fattibilità industriale».
La ricerca regionale passa dai centri interdipartimentali Biopahmamanet-tec e Cim dell’Università di Parma, il Ciri-Scienze della Vita e Tecnologie per la Salute dell’Università di Bologna e Democenter di Modena e tre aziende emiliane (Chiesi Farmaceutici, Bormioli Pharma e Ima).
«Gli aghi potranno essere sostituiti - sostengono i coordinatori del progetto - con un semplice dosatore e una polvere in capsula che si auto-inala facilmente e ovunque. Il progetto ha messo a punto tre nuove formulazioni in polvere per curare malattie degenerative polmonari, la cui diffusione sta aumentando esponenzialmente a causa dell’inquinamento».
Saverio Cioce
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