Grandi Opere, cadono le accuse per Burchi
Pavullo. Il giudice archivia la posizione del manager: impossibile dimostrare eventuali rapporti illeciti
PAVULLO. Era la metà di marzo del 2015 e Giulio Burchi, uno dei manager più importanti e influenti d’Italia, veniva indagato nell’inchiesta sulle grandi opere pubbliche nazionali. A distanza di quasi due anni il giudice per le indagini preliminari di Firenze, Angelo Antonio Pezzutti, su richiesta dei procuratori Giuseppina Mione e Luca Turco, ha deciso di archiviare la sua posizione. «Non è emerso alcun ulteriore elemento atto a dimostrare la prova del rapporto sinallagmatico tra l’incarico della direzione dei lavori procurato a Stefano Perotti e l’attività di influenza sul ministro finalizzata ad ottenere interventi inerenti l’opera in favore della consortile Italsarc”, scrive il gip.
Burchi era stato indagato per traffico di influenze illecite e cadono per i medesimi motivi anche le accuse di associazione a delinquere e corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio. Il manager si vede così riabilitato e scagionato da accuse da cui si era sempre ritenuto estraneo. In quell’indagine finirono anche diverse intercettazioni in cui Burchi non usava mezzi termini per descrivere la situazione degli appalti pubblici in Italia.
Riguardo alla sua posizione, i magistrati si erano concentrati su 20 chilometri della Salerno-Reggio Calabria. Un cantiere, affidato alla Italsarc (costituita da Cmb di Carpi e Ghella spa) che dai 424 milioni di piano iniziale sarebbe poi lievitato, autorizzato da Anas, fino a 600 milioni. Si era ipotizzato - ma non è stato dimostrato attraverso le indagini - che Burchi e Stefano Perotti, attraverso pressioni al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, si erano fatti assegnare la direzione lavori. Tesi indimostrabile anche dopo le sommarie informazioni rese dal ministro Maurizio Lupi, che pur non essendo indagato pochi giorni dopo rassegnò le proprie dimissioni. Furono ascoltati anche altri funzionari di Anas, ma gli accertamenti non hanno portato ad alcuno sviluppo perseguibile.
Come del resto i magistrati hanno fatto cadere anche le altre accuse in cui si ipotizzava inizialmente un legame corruttivo tra Giulio Burchi, in qualità di contatto del funzionario del ministero Ettore Incalza, e l’imprenditore Giandomenico Ghella al fine di far ottenere a Stefano Perotti la direzione lavori del cantiere sulla Salerno-Reggio Calabria. (fd)
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