Il rapper sassolese Malacarne: «Quel coltello era mio ma non l’ho passato a Juri»
Interrogato ieri in carcere Emilio Finizio, che si è difeso «Minacciava un ragazzo con la lama ma non ho assistito all’accoltellamento»
SASSUOLO. «Il coltello è mio ma non l’ho passato io a Juri Margini. Ho visto che minacciava un ragazzo con la lama ma non ho assistito all’accoltellamento».
È una difesa a tutto campo quella ricostruita ieri nel carcere di Marassi, a Genova, da parte di Emilio Finizio, 36 anni, in arte “Malacarne”, rapper originario di Sassuolo residente a Viano, nel Reggiano, finito agli arresti sabato scorso con l’accusa di tentato omicidio in concorso con Margini, il suo produttore musicale, 30 anni, anch’egli di Viano.
I due sono considerati gli assalitori del 22enne di origine albanese Aldi Shpijati, calciatore dell’Arcetana, accoltellato poco prima dell’alba di domenica 5 febbraio.
Ieri, difeso dall’avvocato Fabio Di Salvo - e con nomina dell’avvocato reggiano Liborio Cataliotti - Finizio ha parlato per oltre un’ora davanti al gip genovese Ferdinando Baldini.
Ha raccontato la sua versione che si è rivelata essere in linea con quella dell’ordinanza d’arresto, giunta cinque giorni dopo l’accoltellamento che aveva messo a serio rischio la vita del calciatore. Salvo un punto centrale: ha riconosciuto infatti il coltello come suo affermando però di non sapere come fosse finito in mano all’amico, quest’ultimo considerato l’autore materiale dell’accoltellamento.
Finizio ha detto di non aver visto chi ha inferto i fendenti, salvo aver visto in un primo momento il coltello puntato dall’amico a uno dei ragazzi in compagnia di Shpijati. «E non ho picchiato nessuno, né con calci né con pugni» ha detto il rapper al giudice per l’indagine preliminare. Anzi, in un secondo momento Finizio avrebbe ricevuto a sua volta dei colpi sferrati dagli avversari. Lui, infatti, era lì per fare colazione al bar vicino alla stazione, ha detto al giudice. Ha visto solo una prima parte della lite tra Margini e il gruppo di ragazzi nel quale c’era anche Shpijati, attirato fuori dal bar per le grida che venivano dal piazzale.
Per Finizio quanto descritto nell’ordinanza rappresenta solo un frangente in un contesto più complesso. Tanto che lo stesso Cataliotti anticipa che verranno valutati eventuali sviluppi investigativi e sarà comunque presentato ricorso al Riesame per chiedere la scarcerazione di Finizio.
L’indagato, infatti, non sembra aver fornito ancora tutti i dettagli sul passaggio del coltello dalla sua tasca alle mani dell’amico.
«Il coltello ce l’avevo io» ha confermato al gip, rimanendo però sul vago quando si è trattato di spiegare come e quando fosse finito nelle mani di Margini. «Ho saputo solo dopo che c’erano state delle coltellate» ha affermato l’indagato ora in carcere a Genova, perché quando sono state inferte non aveva lo sguardo puntato sulla scena.
Con i due rapper c’erano un paio di amiche, una delle quali era anche finita a terra, aiutata poi a rialzarsi da Finizio, che in quel frangente avrebbe preso qualche colpo al corpo sferrato dagli avversari. Poco lontano dal luogo dell'accoltellamento, nella zona della stazione di Scandiano, i carabinieri avevano sequestrato il coltello con ancora tracce di sangue e nell'abitazione di uno dei due rapper hanno sequestrato gli abiti.
Enrico Lorenzo Tidona
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