«Il Pd ora farà i conti con i suoi disastri»
Cestari (Lega): «Burocrazia pesante. M5S parla e basta: Ferraresi non l’ho visto nemmeno a casa sua»
«Eventi così catastrofici ti restano dentro per tutta la vita, a maggior ragione se sei amministratore di uno dei Comuni colpiti…».
Emanuele Cestari, assessore al Bilancio a Bondeno e candidato della Lega (ma per tutto il centrodestra) alla Camera nel collegio uninominale che comprende Bassa modenese e Alto ferrarese, parte dal sisma del 2012 per lanciare la sfida alle altre forze politiche, soprattutto Pd e M5S, che schierano i parlamentari uscenti Stefano Vaccari e Vittorio Ferraresi.
Cestari, il candidato Cinque Stelle sostiene di aver visto una Lega assente a Roma sulla questione terremoto.
«Io nel 2012 ero da tre anni assessore a Bondeno, e lo sono ancora oggi: non c’è giorno in cui nel mio ufficio non ci sia la fila di cittadini e aziende che chiedono i contributi. Da sei anni vivo in prima persona l’emergenza e tutto quello che è venuto dopo: nel mio Comune avevo 1600 persone fuori casa, e oggi ne abbiamo ancora 500. Come Lega ci siamo mossi in tutte le sedi, dall’Europarlamento in giù, chiedendo l’anticipo dei contributi per le imprese agricole, dando battaglia per l’applicazione della no-tax area e portando addirittura il Pd a convergere sulle nostre posizioni. Abbiamo chiesto che la nostra regione sia classificata zona ad alta pericolosità sismica e ora ci stiamo battendo per ottenere semplificazioni per una burocrazia troppo pesante per la liquidazione delle aziende: ad esempio, abbiamo aziende che fanno i lavori e vengono pagate a 90 giorni, che per noi devono diventare 30. In tutto questo, io Ferraresi non l’ho visto nemmeno… a casa sua, a Finale Emilia. Del resto, è facile prendere voti dicendo sempre dei “no”, ma poi quando ci si trova ad amministrare le cose sono più complesse, come dimostra il caso di Roma, ma anche quelli più vicini di Parma e Comacchio».
Il Movimento 5 Stelle ha il problema dell’inesperienza, mentre il Pd ha quello dei paracadutati…
«In realtà, se fossi nel Pd non mi preoccuperei tanto per i candidati arrivati da Roma, ma per qualcosa di molto più importante: il PD dovrà rendere conto ai cittadini di aver voluto il Jobs Act e la Buona Scuola e, parlando della mia provincia, di aver messo sul lastrico 32 mila risparmiatori Carife mentre si spendono miliardi per salvare le banche. Una catastrofe che si avvertirà pienamente nei prossimi anni, con ripercussioni enormi sul territorio: ecco, se fossi un candidato o un dirigente del Pd, mi preoccuperei più di questo che dei candidati “paracadutati”…».
Passiamo alle vostre priorità: sicurezza e immigrazione sono legate?
«Sì, per migliorare la situazione della sicurezza bisogna stoppare gli sbarchi e predisporre un piano di rimpatrio che funzioni. Prendendo i numeri del Viminale, su 630mila sbarchi, solo il 5%, ovvero 30mila persone, sono effettivamente profughi di guerra. La conseguenza è il degrado delle nostre periferie e l’insicurezza, perché è ovvio che tutte queste persone finiranno per commettere reati o spacciare».
Cosa si augura per il futuro?
«Vorrei dare una speranza a mia figlia, e in generale vorrei un Paese in cui avere un figlio non sia un problema: come fa un giovane precario che guadagna 800 euro al mese a pensare a una famiglia? E vorrei un Paese in cui gli italiani non siano minoranza, cosa che si sta pian piano realizzando, e alla quale lo ius soli, se sarà ancora il Pd a governare, darà un’accelerata. Per questo, penso che il 4 marzo in gioco non ci sia solo la guida del Paese: mi auguro che i cittadini scelgano bene, perché la scelta è sul nostro futuro». (l.g.)
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