«Renzi ha fatto il possibile ma serviva più attenzione»
Patriarca, ex docente di chimica a Carpi, punta alla rielezione a Roma col Pd «De Vincenti e Lorenzin saranno una grande risorsa per il nostro territorio»
Dallo stato di salute del welfare a Modena ai temi da sviluppare a Roma, passando per il “pericolo” di un governo a Cinque stelle o a trazione leghista, e al tempo stesso senza dimenticare la questione “paracadutati” e quella dei modenesi esclusi dalle liste.
Edoardo Patriarca, ex professore di chimica a Carpi e portavoce del Forum Terzo Settore, oggi parlamentare uscente del Pd ricandidato nel collegio uninominale di Modena per il Senato, guarda alla sfida del 4 marzo e a quelle che verranno dopo le elezioni politiche.
Patriarca, il Pd modenese non si è ancora scrollato di dosso il problema dei “paracadutati”
«Il territorio modenese meritava più attenzione, e questo è un dato di realtà. Detto questo, abbiamo risorse importanti sul territorio, con due ministri che potranno rappresentare un punto di riferimento per la nostra provincia: De Vincenti è un bravo economista e conosce bene il mondo produttivo, mentre la Lorenzin, al di là dei pregiudizi poco generosi che si sentono, è stata leale a questa coalizione per cinque anni e soprattutto ha fatto un bel lavoro sulla sanità. Lavoro che ho avuto modo di vedere da vicino, dal momento che faccio parte della commissione Affari sociali, che al 70% di occupa di sanità».
Però a Modena ci sono parecchie risorse del Pd che sono rimaste fuori dalla corsa, dall’assessore e vicesindaco Morelli alla presidente del Consiglio Maletti.
«Morelli sta facendo un grande lavoro a Carpi, quindi è comprensibile che ci fosse la sua disponibilità per il Parlamento: è giusto che il territorio provi a valorizzare le persone che valgono. E se è vero che oggi sono state fatte delle scelte diverse, resta il fatto che il bacino dei futuri candidati non potrà che partire dalle competenze di amministratori come Morelli e la Maletti. Per quel che mi riguarda, se sarò eletto, questa sarà la mia seconda e ultima esperienza in Parlamento, anche perché oggi ho 64 anni».
Venerdì sera, alla presentazione dei candidati del Pd a Ponte Alto, in tanti hanno fatto notare che bisognerebbe essere orgogliosi di quello che è stato fatto in questi cinque anni
«È così. Pensando al mio settore, in questi anni abbiamo rimesso i temi sociali al centro dell’agenda del Paese. Così, se prima era stato azzerato, adesso il welfare è stato riportato a buoni livelli: per dirla con Renzi, abbiamo cambiato verso. Questo non significa che non ci sia più nulla da fare, anzi: vogliamo rinforzare lo strumento del reddito d’inclusione, con l’obiettivo di raddoppiarlo, anche perché non possiamo permetterci che in Italia ci siano sette o otto milioni di persone in povertà assoluta. Pensando alla non-autosufficienza, invece, bisogna rafforzare ulteriormente il fondo, mentre dobbiamo lavorare sul fronte impresa sociale, che oggi è uno dei settori con il maggiore potenziale di sviluppo e possibilità di occupazione. E poi c’è il tema dell’alternanza scuola-lavoro, con il gap rispetto alla Germania da ridurre: da noi i giovani laureati “incontrano” le imprese a 26-27 anni, mentre i tedeschi lo fanno a 22 anni».
Tornando al 4 marzo, la preoccupa più la sfida con M5S e centrodestra o quello che potrebbe succedere al Pd dal giorno dopo?
«In realtà, l’unica preoccupazione che ho è che il Paese abbia un governo, magari a guida Pd, che oggi può ancora recuperare tanto, dal momento che ci sono ancora quattro o cinque milioni di elettori indecisi. Bene, io credo che dalla nostra capacità di parlare a queste persone dipenda la possibilità di successo del centrosinistra alle elezioni. Detto questo, gli avversari che più mi inquietano sono la Lega, per le venature xenofobe e per l’attitudine a sfruttare le (legittime) paure dei cittadini che sta incattivendo il Paese, e il Movimento 5 Stelle, per la leggerezza con la quale vengono trattati temi seri come quello dell’Europa».
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