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Fuga per la pensione, a Modena gia 2000 richieste per l’anticipo “Ape”

di Saverio Cioce
Fuga per la pensione, a Modena gia 2000 richieste per l’anticipo “Ape”

Da pochi giorni scattata la nuova forma di uscita dal lavoro Inps, maratona burocratica e tante richieste di informazioni

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MODENA. In fuga verso la pensione per il timore che l’età della pensione continui ad alzarsi ancora.

È questa la molla principale che ha spinto sinora quasi 2 mila persone a bussare le porte dei patronati sindacali per ottenere l’Ape “sociale” e quella “precoce”, smettendo di lavorare anche se non si è arrivati all’ultimo giorno d’impegno. Nel dettaglio, secondo dati ufficiosi dell’Inps, da quando è entrata in vigore la legge nel 2017 sino a gennaio 2018, i lavoratori che a Modena e Ravenna (un circondario amministrativo virtuale creato apposta dall’Inps)hanno presentato domanda per l’ Ape sociale sono 1245 mentre per quella volontaria sono 1204. Fatte le proporzioni sulla popolazione, Modena fa la parte del leone.

Centinaia di altri si sono già messi in fila per la cosiddetta Ape volontaria, quella che è scattata tre giorni fa e su cui appena ieri mattina l’Inps regionale ha dato le prime informazioni agli addetti ai lavori con una videoconferenza da Bologna. Sul tavolo la prima circolare interpretativa perché in questa fase la pressione è enorme e sono moltissime le telefonate che stanno intasando i centralini dei sindacati per avere informazioni.

«Aspettate qualche giorno, dobbiamo ancora mettere in fila le istruzioni» rispondono pazientemente impiegati e funzionari. Ma per chi si ritrova esodato dal lavoro, disoccupato senza neppure un pezzetto di cassa integrazione e a tre anni dalla prima pensione, non vede l’ora di ricevere il prestito per poter sopravvivere sino alla data del versamento. Sono loro l’ala marciante di un provvedimento fatto di luci e ombre, prestiti statali attraverso banche preselezionate, interessi stabili e debito cancellato in caso di morte.

«Conviene veramente indebitarsi per 40 mila euro e restituirne 75 mila in 20 anni, con le trattenute della pensione?»

Maura Romagnoli (Inca Cgil) riassume così il dilemma che tanti dipendenti in età di pensione si trovano davanti. Non solo, o non tanto, per l’ammontare degli interessi, quanto per l’opportunità di una scelta che comporta una serie di difficoltà amministrative in cui non è chiaro il risultato finale. Le norme in vigore sino a poche settimane fa infatti vedevano nei patronati dei lavoratori gli aiutanti specializzati che dovevano preparare la preistruttoria, se così vogliamo chiamarla, e poi presentarla all’Inps.

Il lavoratore la deve presentare in prima persona, ovviamente, ma serve una procedura telematica e quindi specialisti accreditati. In più l’Inps si prende due mesi di tempo per la verifica dei requisiti, con le inevitabili strozzature visto che per l’Ape “precoce”, riservata alle quattro categorie (legge 104, disoccupazione, lavoratori usuranti e gravosi, con almeno un anno di lavoro prima dei 19 anni), serve il disco verde di Inail e Ministero del Lavoro. Negli ultimi mesi le maglie sono state allargate, è sufficiente l’ok ministeriale, ma la documentazione è sempre indispensabile.

«Ogni lavoratore che si avvicina al termine della carriera è un caso a sè stante - sottolinea Romagnoli (Inca) - E quindi le valutazioni di convenienza sono individuali. Resta il fatto che con questo sistema il lavoratore s’indebita. E poi, che convenienza ne ha se incassa i soldi che dovrà restituire, ma per legge può continuare a lavorare ancora per anni?»

«La gente che si rivolge a noi - spiega Cristiano Marini, responsabile Inas Cisl - si trova in condizioni difficili, senza coperture sociali nè pensionistiche. L’Ape, nelle sue modalità, viene comunque incontro a questi lavoratori perchè non hanno altre entrate».
 

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