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Mazzette per i morti Chiesta la condanna della necrofora

Chiesta la condanna a un anno e sei mesi di carcere per tentata “induzione indebita a dare o promettere utilità”, un reato di corruzione “obliqua”, nei confronti della necrofora 53enne che all’ospedal...

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Chiesta la condanna a un anno e sei mesi di carcere per tentata “induzione indebita a dare o promettere utilità”, un reato di corruzione “obliqua”, nei confronti della necrofora 53enne che all’ospedale di Baggiovara avrebbe suggerito ai parenti dei deceduti alcune agenzie di pompe funebri “fidate” o che avrebbe fatto in modo di farsi dare soldi per accelerare le operazioni di pulizia e vestizione dei defunti. È la richiesta del pm Maria Angela Sighicelli ieri davanti al Secondo Collegio del Tribunale al termine della sua requisitoria su una vicenda che ha destato scandalo. La parte civile, rappresentata dall’avvocato Roberto Chiossi, era costituita da Gianni Gibellini e dal Consorzio Cofim che hanno svelato la procedura illegale che sarebbe avvenuta a lungo nelle sale della camera ardente. Un’accusa basata su un solo caso concreto ma che avrebbe prodotto un danno ingente nel tempo. Infatti, la parte civile ha chiesto un risarcimento di 82mila euro per mancato guadagno. Il calcolo è stato fatto considerando quanti funerali hanno svolto le agenzie consorziate Cofim nel periodo in cui la necrofora lavorava rispetto la totale delle pratiche e poi è stata fatta la differenza tra il periodo precedente e quello successivo al suo allontanamento arrivando alla conclusione che le assegnazioni erano dimezzate e con loro i guadagni. L’avvocato Vera Benini, che difende l’imputata, parlerà alla prossima udienza fissata per il 22 febbraio.

L’indagine della Procura si è focalizzata sulle attività della necrofora, dipendente Ausl, per l’anno 2010, quello segnalato nell’esposto.

Per anni, secondo l’accusa, la donna avrebbe preso denaro per “indirizzare” i parenti delle persone appena defunte a scegliere questa o quella agenzia di pompe funebri per il funerale. Alle persone fragili e scosse dal lutto appena avvenuto avrebbe fornito i suoi “suggerimenti”. E se l’affare andava in porto, a lei spettava una quota dall’agenzia “amica” che variava da 50 a 100 euro. Anche la vestizione sarebbe stata oggetto di solleciti in denaro per accelerare le pratiche: c’era sempre qualche inghippo, qualche carta burocratica che non si riusciva a concludere oppure sparivano persino le viti delle bare.

Carlo Gregori

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