Gazzetta di Modena

Modena

Molecole e magnetismo una scoperta modenese

L’equipe del prof. Andrea Cornia ha messo a punto un metodo avveniristico: «Si tratta di uno strumento per sviluppare nuovi materiali in ambito tecnologico»

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È in un sottile strato di materiale magnetico che vengono scritti i dati sui dischi rigidi (hard-disk) dei nostri computer. La quantità di dati che è possibile immagazzinare in un hard-disk dipende dalla densità di scrittura, un po’ come la lunghezza del testo contenuto in una pagina può essere diversa a seconda dello spazio tra le righe e delle dimensioni del carattere utilizzato.

Un importante obiettivo tecnologico è aumentare la densità di scrittura, cioè scrivere ogni singolo dato nella porzione più piccola possibile di materiale, in modo da ottenere hard-disk con capacità sempre maggiori.

Così un nuovo metodo di indagine delle proprietà magnetiche di sottilissimi strati di molecole depositate su superfici conduttive è stato messo a punto da ricercatori dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, dell’Università degli Studi di Firenze e della European Synchrotron Radiation Facility (ESRF) di Grenoble (Francia). Merito del professor Andrea Cornia, docente del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche di Unimore, dei colleghi Roberta Sessoli e Gabriele Spina di Unifi e delle loro equipe.

I ricercatori sono riusciti a indagare per la prima volta con questa tecnica un singolo strato di molecole magnetiche depositate su una superficie d’oro.

«Le potenzialità di questo nostro approccio allo studio delle superfici - ha spiegato il professor Andrea Cornia, docente Unimore - sono entusiasmanti. La tecnica rappresenta infatti un nuovo potente strumento a disposizione dei ricercatori per sviluppare nuovi materiali di interesse in settori emergenti come le tecnologie quantistiche dell'informazione e la spintronica, la tecnologia che a partire dai primi anni ’90 ha rivoluzionato la lettura dei dati immagazzinati negli hard-disk. Lo studio e il controllo delle superfici risultano però di rilevanza centrale anche in altri importanti settori come la catalisi eterogenea, la sensoristica, l'elettronica, le tecnologie mediche».

«Nel 2009 - spiega Cornia - dopo quasi 10 anni di studi e tentativi falliti, abbiamo dimostrato che l’effetto memoria persiste quando le molecole sono depositate su una superficie metallica sotto forma di un sottile strato con spessore di appena 1 nanometro. La principale difficoltà che si incontra in questo tipo di studi è la messa a punto di tecniche in grado di rivelare come e con quale velocità questi sottilissimi strati si magnetizzano e si smagnetizzano. Il nostro lavoro offre alla comunità scientifica un potente strumento per indagare il comportamento magnetico di quantità così piccole di materia (un singolo strato di molecole!) con un livello di dettaglio difficilmente raggiungibile per altra via. Per questo, riteniamo che esso risulti di interesse anche in altri settori nei quali sia cruciale lo studio e il controllo delle superfici (catalisi eterogenea, sensoristica, elettronica, tecnologie mediche)». (d.b.)

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