Profughi, al Don Bosco l’integrazione a Sassuolo ha fatto gol
Un gruppo di giovani immigrati è stato accolto dai coetanei dell’Oratorio Dopo aver dato vita a una squadra di calcio la loro è diventata una vera amicizia
SASSUOLO. Prove tecniche di integrazione, sul campo, anzi: sul campetto. Avviene a Sassuolo e, complice il “gioco più bello del mondo”, si sta costruendo un progetto di integrazione che non è fatto solo di calcio, ma si allarga anche al resto della vita di tutti i giorni, con minori che arrivano da Modena e stanno in compagnia, all'Oratorio Don Bosco, ma anche a casa di nuovi amici sassolesi doc.
A fare da lievito su questo terreno, fin troppo scomodo e poco attrattivo per tanti, sono Alessandro Barbieri, Adriano Di Gesù e Giancarlo Vitali, tutti della San Giorgio. «Il progetto – racconta Alessandro Barbieri, che ha preso a cuore l'iniziativa, l'ha rilanciata e la conduce in concreto – nasce da alcune amicizie sbocciate per caso. All'Oratorio Don Bosco e nella associazione sportiva San Giorgio, ci sono per lo più ragazzini sassolesi, anche figli di imprenditori, professionisti, manager, ma anche di gente comune. Quasi per caso, su richiesta del Csi di Modena, abbiamo cominciato a parlare con alcuni richiedenti asilo e con le loro comunità: Argonauta, Ceis, San Filippo Neri, San Pancrazio, Orione 80, le prime di Modena e l'ultima di Magreta. Abbiamo lanciato l'idea che ci possono essere possibilità di integrazione vera, tramite il calcio ma non solo, ed abbiamo iniziato a collaborare». La collaborazione ha portato a stringere rapporti a cadenza stabilita, un po' per giocare insieme nel campetto dell'Oratorio, un po', dopo che la conoscenza è diventata più stretta, anche per altre iniziative.
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«È stato formato un gruppo misto – aggiunge Adriano Di Gesù, presidente dell'associazione sportiva – che conta 8 richiedenti asilo del Gambia, un ghanese e 4 albanesi ma anche 14 italiani, 13 da genitori italiani ed uno nato da noi da genitori albanesi. Il gruppo, tra l'altro, è stato protagonista di una performance in campo sportivo, vincendo il recente trofeo “Boldrini” di calcio a 7 nella sua categoria. Ma il calcio è solo un elemento di avvicinamento tra persone di cultura diversa». I richiedenti asilo, ben presto diventeranno “pesanti” per le comunità che li ospitano, in quanto alla maggio età dovranno lasciarle e andare in appartamenti , non ricevendo più il bonus quotidiano; hanno quindi bisogno di trovare un lavoro che li sostenga ed è su questo che vogliono lavorare i tre vertici della società sportiva.
«Si tratta di ragazzi seri – continua Barbieri – e si confrontano con i nostri figli, sono diventati amici, con lo sport che li ha fatti aggregare ma non basta. Vogliamo dare una mano, non farli vivere in stazione o quasi. Due o tre giorni alla settimana vengono a Sassuolo col treno, poi c'è la partita e rimangono a chiacchierare con i nostri figli: tutte cose positive. Il nostro progetto è di trovare loro un lavoro che possa fargli scegliere l'opzione, eventualmente, di restare dalle nostre parti. Per questo occorre aggregare aziende che recepiscano questo progetto e diano loro una opportunità. Qualcuno di loro, arrivando in Italia, pensava di diventare facilmente un giocatore professionista ed abbiamo spiegato loro che non è così facile. Stiamo organizzando una serata teatrale per variare gli interessi e non chiediamo altro che qualcuno si confronti con noi, persone fortunate perché “ nati nel posto giusto al momento giusto”...».
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