Bimbi svaniti e satanismo Un business da 3,5 milioni
Mirandola. Ecco le cifre pagate da Ausl e Comuni: fino a 300mila euro a minore Per anni psicologi da 1.400 euro al mese e altri 500 all’affidatario. Platis accusa
MIRANDOLA. Per assistere i bambini portati via alle famiglie nella sempre più equivoca vicenda dei pedofili e satanisti della Bassa sono stati spesi 3 milioni e mezzo di euro. Senza contare i 220 mila di spese legali, pagate anche oltre il diciottesimo anno di età. Finché non si è preferito attingere al gratuito patrocinio messo a disposizione dalla Stato per i non abbienti nei processi.
Le cifre le ha finalmente rese note l’Unione dei Comuni Area Nord, in risposta all’ultima sollecitazione-interrogazione del consigliere Antonio Platis, di Forza Italia. La nuova responsabile del servizio minori, dottoressa Pongiluppi, ha sottolineato essersi trattato di “un’attività istruttoria complessa”. Si scopre così che per pagare l’affido, le spese extra affido e soprattutto le spese per “assistenza psicologica” sono volate cifre da capogiro.
Un esempio. Il “bambino 9”, come lo qualifica l’Area servizi alla persona, per tutelarne la privacy, è costato di affido (cioè soldi versati alla famiglia affidataria) 105mila euro.
E ne è costati ben 150mila di assistenza psicologica. Oltre ad una quota parte degli 80mila euro aggiuntivi che la risposta all’interrogazione attribuisce ad esempio a spese scolastiche, extra e mediche.
Che esista anche una forma di lucro nell’accettare bambini in affido lo si era in effetti già capito, quando scoppiarono all’epoca le polemiche per casi decisamente border-line.
Oggi l’Ausl certifica meglio cosa hanno incassato in media le famiglie che hanno appoggiato i servizi sociali e la procura nel sostenere la credibilità delle accuse di pedofilia e satanismo ai danni dei bambini che venivano loro affidati. Nella risposta si quantificano cifre mensili che arrivano a 700 euro, con un costo medio di 550 euro mensili... “dal 1996 al 2011”.
Ben maggiori le cifre erogate agli assistenti del Centro Aiuto al bambino - Cenacolo Francescano di Reggio Emilia, in un caso (bambino 6), il doppio di quanto erogato alla famiglia affidataria: 177mila euro. Ad esempio per la cosiddetta “fascia A” (che ha riguardato 5 “utenti”), la cifra mensile sborsata tra Ausl e Comuni è stata di 1400 euro al mese, per la fascia B (5 utenti) sono 1290 euro al mese a bambini), per la C (5 utenti), 1190 euro mensili, per la D (3 utenti), 1032 euro. Attenzione, si parla di bambini, ma in realtà i soldi hanno continuato a scorrere anche dopo. Laddove, precisa la risposta dei Servizi “si è ravvisato indispensabile” “hanno continuato a ricevere l’assistenza e la cura del Centro cenacolo francescano fino al compimento del ventunesimo anno, al costo mensile di 700 euro”.
«Perchè - ha ricordato Platis - dal 2002 Ausl e Comuni hanno deciso che gli esperti che avevano in casa non erano più idonei “data la complessità dei casi trattati”, considerando questo centro “più attrezzato e specializzato sui temi dell’abuso”. Ma a consultare il libro del compianto don Ettore Rovatti si legge che del Cenacolo Francescano facevano parte operatori interni al servizio Ausl. Incompetenti dentro, e competenti fuori, a 1400 euro a bambino? Vorrei capire...». Per queste e altre ragioni, Platis - che sulle spese legali ha già presentato un esposto alla Corte dei Conti - ha chiesto ulteriori chiarimenti al revisore dei conti dell’Ausl, e altre precisazioni. Si vedrà, ma la vicenda resta seria e delicata.
Alberto Setti
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