Botte al carabiniere, arrestato
Lorenzo Canti di Bastiglia si è costituito. Con lui in manette un No Tav di Torino e un Si Cobas di Pavia
Verso le 14.30 di ieri, accompagnato dal suo legale, il ventiduenne modenese Lorenzo Canti si è presentato in questura a Bologna e si è costituito.
Era lui il terzo indagato per i fatti di Piacenza, ovvero l’aggressione e il pestaggio al carabiniere che è rimasto ferito durante la manifestazione antifascista.
Nei suoi confronti infatti il Gip del tribunale di Piacenza aveva emesso l’altro giorno un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati attribuibili a lui, ad altri due giovani già arrestati e che riguardano inoltre, a vario titolo, altri cinque attualmente indagati. Non è detto infatti che nelle prossime ore la lista degli arrestati possa allungarsi ulteriormente.
Il reato contestato dalla Procura di Piacenza, in base alle indagini condotte dalla Digos piacentina e dai carabinieri del Nucleo informativo di Piacenza relativamente a Lorenzo Canti è quello di resistenza a pubblico ufficiale, mentre per gli altri due arrestati le ipotesi di reato, a vario titolo, sono di violenza privata, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi e anche rapina (il manganello del carabiniere non è stato ritrovato).
Lorenzo Canti residente a Bastiglia, ha fatto parte per anni al gruppo antagonista Guernica (ieri è stato esposto uno striscione di solidarietà all’ex cinema Cavour occupato), condividendo battaglie, manifestazioni e anche alcune denunce, così almeno riferisce la questura modenese. Ultimamente la sua attività si era trasferita a Bologna dove frequenta gli ambienti antagonisti del Laboratorio Crash, la cui foto è postata nel profilo della sua pagina Facebook. Da quanto è trapelato, l’esecuzione della misura cautelare era stata rinviata sia l’altra sera che ieri mattina perché il giovane, individuato a Bologna, era sempre in gruppo, intento con altri antagonisti nell’organizzare cortei contro la manifestazione bolognese con Roberto Fiore, il capo del movimento Forza Nuova. Presumibilmente le forze dell’ordine attendevano il momento giusto, senza voler creare nuovi scontri. Il fatto che il 22enne si sia costituito ha risolto il problema. Gli altri, arrestati mercoledì, sono: Moustafa Elshennawi, 22enne di origine egiziana, che aveva un appartamento e lavorava a Piacenza, in un’azienda di logistica, individuato a Belgioioso. Nella sua casa è stata sequestrata la bandiera del sindacato SiCobas, al quale pare che l’arrestato sia iscritto nel Pavese. L’altro è Giorgio Battagliola, 29 anni, detto “Brescia”, l’antagonista arrestato a Bussoleno dalla polizia.
Gli agenti della Digos di Torino l’hanno fermato al ristorante La Credenza, in Valle di Susa, punto di ritrovo dei “No Tav”, dove lavora come cuoco. Tutti e tre “incastrati” dalle ricostruzioni foto e video in mano a polizia e carabinieri di Piacenza.
In particolare, l’egiziano sarebbe quello che ha colpito con il suo stesso scudo il brigadiere a terra, mentre Battagliola sarebbe quello che gli ha fatto lo sgambetto da dietro facendolo cadere mentre scappava insieme agli altri militari per poi colpirlo con l’asta di una bandiera.
Le indagini mirano a individuare anche gli altri che hanno colpito il carabiniere «con puro odio e in assenza di freni inibitori e umanità», recita l'ordinanza.
Per il Gip tutto ancora più grave perché in quel momento non c’era necessità di prendersela con il militare: «Manca ogni coerenza rispetto allo scopo perseguito» che in quel momento era di procedere oltre con la manifestazione verso la piazza centrale di Piacenza, mettendo così in atto - scrive ancora il giudice - «un’azione incongrua nei confronti di quel carabiniere che stava arretrando e non costituiva alcun impedimento». Insomma, se la sono presa con uno che stava scappando.
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