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Cibo a denominazione d’origine inventata

Cibo a denominazione d’origine inventata

Il provocatorio titolo del libro di Alberto Grandi sui prodotti tipici e le fantasie del marketing

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Si chiama “Denominazione di origine inventata. Le bugie del marketing sui prodotti tipici italiani”. Già dal titolo si può intuire la provocazione dell’autore Alberto Grandi, docente di storia delle imprese all’Università di Parma. Grandi ne ha parlato giovedì sera al Pub del Cinema Victoria intervistato da Enrico Grazioli, direttore della Gazzetta di Modena. È emerso il fulcro centrale del libro: quanto marketing c’è nelle tipicità italiane e, soprattutto, siamo sicuri che la storia della cucina italiana ci porti indietro nei secoli? «Sono consapevole di aver toccato dei mostri sacri - commenta Grandi - però il libro nasce anche un po’ per questo, l’idea di andare ad abbattere dei miti o raccontare la storia di questi prodotti: quelle che sentiamo ogni giorno sono storie inventate in buona misura». Grandi si addentra quindi nella storia delle eccellenze blasonate della nostra cucina, dal pomodoro Pachino, eccellenza della Sicilia ma a quanto rivela Grandi “made in Israele”, al cioccolato di Modica, che vanterebbe una storia addirittura legata agli Aztechi ma che invece è molto più giovane, risalente ad una ventina di anni fa e quindi non c’entrerebbe proprio nulla con il popolo azteco. Tutto questo passando ovviamente per l’Emilia e i suoi cavalli di battaglia, il Parmigiano Reggiano in primis con il capitolo “Il vero Parmigiano Reggiano si fa nel Wisconsin” che doveva essere anche in principio il titolo del libro, diventato poi il titolo del capitolo dedicato al formaggio emiliano come racconta ancora Grandi: «Il Parmesan in passato veniva prodotto nel Wisconsin da produttori italiani che emigrarono negli Stati Uniti tra la fine del XIX e XX secolo. La forma era di circa 20 chili, piccolo e con la crosta nera, proprio quello che si è prodotto in Italia fino agli anni Sessanta. In Italia poi la preparazione del Parmigiano si è evoluta negli anni, oggi non mangiamo quello che veniva prodotto un centinaio di anni fa». E il Parmesan?, si chiede alla fine del capitolo Grandi e scrive: «Gli è rimasto il gusto antico e un nome troppo ingombrante, che gli ha procurato tanti nemici in Italia; ma se vogliamo mangiare il Parmigiano dei nostri nonni dobbiamo andare nel Wisconsin».

Una lettura interessante, realistica, provocatoria, controversa e molto consigliata. Il libro, edito da Mondadori, è disponibile nelle librerie.

Serena Fregni

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