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San Prospero, protesta in Tribunale «Il fallimento Baraldi ingiusto va revocato»

di Valentina Corsini
San Prospero, protesta in Tribunale «Il fallimento Baraldi ingiusto va revocato»

Soci e dipendenti ieri a Bologna per l’appello «Ci lavoriamo da trent’anni, noi vittime, serve il concordato»

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SAN PROSPERO. Si è tenuta ieri a Bologna l’udienza per la revoca del fallimento della ditta Fratelli Baraldi, il cui destino è nelle mani della Corte di Appello che a giorni pubblicherà la sua decisione.

Il fallimento della storica ditta di Staggia che accusava un vuoto da circa 70 milioni di euro, era stato decretato lo scorso anno, con sentenza del tribunale di Modena che aveva nominato il curatore fallimentare, archiviando l’ipotesi del concordato.

Ma all’azienda e al suo storico nome si sono dimostrati molto legati i 65 dipendenti che ieri hanno manifestato davanti al palazzo di giustizia di Bologna, attorniati ad uno dei fondatori storici, Paolo Baraldi.

«La ditta è nata grazie a me e mio fratello e i ragazzi che stanno manifestando è da 30 anni che lavorano con noi - ha detto - prima c’erano in tutto 500 lavoratori tra l’Italia e l’Estero, poi ci hanno escluso dalla White List andando a distruggere un’azienda emiliana che, nonostante fosse terremotata ed alluvionata, era tra le numero uno in Europa».

«Siamo qui a sostenere questa società che per varie vicissitudini è stata costretta al fallimento subendo un danno enorme - ha rafforzato uno dei dipendenti, Antonio Dalla Rita - noi contestiamo il fallimento e speriamo che i giudici facciano un passo indietro e possano approvare quel concordato che era stato proposto agli inizi. Confidiamo che questa situazione si possa risolvere per dare sicurezza a tutti i lavoratori e alle loro famiglie perché riteniamo che le condizioni per salvare la Fratelli Baraldi ci siano».

In difesa dell’azienda anche un altro dipendente, Giovanni La Russa: «Questa ditta è una ditta seria ed onesta. Lavoro per la Fratelli Baraldi da 17 anni e non ho mai visto situazioni strane, anche se ora ci danno dei mafiosi. Io sono siciliano e sono scappato dalla Sicilia proprio per lavorare con persone oneste e qui le ho trovate».

C’è poi chi si è speso in favore della Fratelli Baraldi scrivendo pure una lettera all’ambasciatore italiano in Libia. È Sulaiman Fortia, ex membro del Governo libico. «La Fratelli Baraldi è una società italiana storica con 40 anni d’esperienza - ha spiegato - per questo ho scritto all’ambasciatore chiedendo solidarietà perché non è possibile distruggere un’azienda sana che dava da lavorare a 600 persone».

«Mi aspetto che la Corte di Appello revochi la sentenza di fallimento in quanto è un fallimento che non doveva nemmeno essere dichiarato: la Baraldi è un’azienda che ancora lavora e produce, con molti ordini e commesse, e i dipendenti sono rimasti intatti. Un’azienda in queste condizioni non si può far fallire», ha rincarato il legale dei fratelli Baraldi, Mariarosaria Cicatiello, prima di entrare in aula.
 

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