Gazzetta di Modena

Modena

Troppe tasse e burocrazia la rabbia delle imprese

di Luca Gardinale
Troppe tasse e burocrazia la rabbia delle imprese

Elezioni. Le associazioni ai partiti: insostenibile l'Imu sugli immobili strumentali «Fisco opprimente e crisi hanno provocato la chiusura di 400 aziende all’anno» 

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Le richieste sono più o meno sempre le stesse, anche perché evidentemente la politica non è stata in grado di tradurle in pratica. Fatto sta che, a due settimane dalle elezioni politiche, le quattro associazioni modenesi riunite sotto la sigla di Rete imprese si rivolgono ai candidati modenesi chiedendo prima di tutto di essere ascoltate. Ma quali sono nel dettaglio le richieste degli imprenditori modenesi ai futuri parlamentari? Secondo Mauro Rossi, presidente provinciale di Confesercenti e portavoce di Rete imprese per il primo semestre 2018, bisogna «restituire agli imprenditori quel tempo prezioso sottratto da un’inutile e dannosa burocrazia, ma bisogna restituire loro anche la tranquillità necessaria per creare nuove opportunità di lavoro e di crescita economica. La recessione da cui stiamo faticosamente uscendo e le mutazioni del sistema hanno drasticamente impoverito il tessuto artigianale e commerciale». Il portavoce di Rete imprese fa quindi notare che «la scomparsa di circa 400 imprese all’anno nella nostra provincia, dal 2007 al 2013, ha portato all’impoverimento di intere zone dei nostri Comuni, sia in termini di servizi ai cittadini che di presidio del territorio». Un problema che riguarda in particolare i piccoli commercianti, per i quali le associazioni chiedono «un contributo di perequazione al metro quadro relativo ai nuovi insediamenti commerciali di grande e medie dimensioni, da destinare alle imprese di nuova costituzione, mentre allo stesso tempo chiediamo di destinare una quota degli oneri di urbanizzazione a progetti di rigenerazione urbana e valorizzazione e rinascita del commercio e artigianato di vicinato». Tasse al centro delle preoccupazioni di Claudio Medici, presidente provinciale di Cna: «Riteniamo indispensabile - spiega - introdurre una soglia massima della pressione fiscale complessiva, nazionale e locale. Con circa 700 scadenze annuali, il fisco è oneroso anche dal punto di vista burocratico, impegnando 285 ore di lavoro, circa 60 in più della media Ue. Un quadro reso ancora più intollerabile dall’impressionante proliferazione di tributi, tariffe e gabelle locali - aggiunge Medici - che minano la capacità di fare impresa da parte dei piccoli sul territorio». Ma a fare arrabbiare gli imprenditori è soprattutto l’Imu sugli immobili strumentali, «che nel 2016 è costata a imprese e lavoratori autonomi 9 miliardi e 700 milioni - spiega ancora il presidente Cna - una cifra che conferma l’insostenibilità di questa imposta iniqua. Non si possono infatti trattare strumenti di lavoro che creano occupazione e ricchezza diffusa, come capannoni, laboratori e negozi, alla stregua di seconde case». Per quanto riguarda Confcommercio-Fam, la vicepresidente Bruna Lami punta il dito contro la burocrazia: «Riteniamo urgente - spiega - intraprendere un percorso di ristrutturazione istituzionale che, a partire dalle fusioni dei comuni, semplifichi la vita a cittadini e imprese, così da creare un ambiente sociale ed economico favorevole allo sviluppo d’impresa e renderla più competitiva in ambito nazionale e internazionale. Occorre anche accelerare in tema di digitalizzazione, fino ad arrivare al più presto al totale azzeramento dell’obbligo di tenere la documentazione cartacea nei rapporti tra amministrazioni e imprese». Efficienza energetica e incentivi al centro dei pensieri di Lapam-Confartigianato: «Riteniamo fondamentale - sostiene il presidente Gilberto Luppi - l’adozione di interventi sul piano energetico nazionale per favorire l’eco-innovazione, ma anche la riqualificazione energetica degli edifici strutturali d’impresa».

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