Valanga a Sestola, inchiesta aperta: sospetti su alcuni sciatori
Concluse le operazioni dei soccorritori: nessuno è rimasto sotto la neve. Ci sono segni di fuoripista. Con le mine si garantisce la sicurezza totale delle piste
SESTOLA. È stata molto probabilmente provocata da un fuoripista la valanga che sul Cimone ha tenuto col fiato sospeso fino alle 22.30 di giovedì 15 febbraio, quando si sono concluse le maxi operazioni di ricerca escludendo la presenza di persone sotto la neve. Il sospetto si era fatto largo già all’inizio dell’allarme, e si è rafforzato con gli elementi raccolti per la ricostruzione dell’episodio.
Le indagini
Tutto è partito intorno alle 17 da un gattista che, uscito per procedere alla battitura piste, si è accorto del distacco (un fronte di 20 metri sceso per 70, con un accumulo medio di un metro) verificatosi a 1850 metri tra Pian Cavallaro e il Cimoncino (ma in territorio sestolese) in una zona fuoripista nota come “Pulpito - Lago dei bagni”. Ha visto tracce di sci in entrata nel punto di caduta ma non di uscita, e questo è stato il primo elemento d’allarme, perché era ipotizzabile la presenza di qualcuno sommerso.
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A rafforzare l’ipotesi, testimonianze di persone che hanno riferito di aver visto durante la giornata un gruppo di sci alpinisti di passaggio. In questo contesto, era inevitabile fare scattare tutta la macchina dei soccorsi e degli accertamenti. Che potevano essere risparmiati se gli sciatori dopo la valanga avessero semplicemente comunicato ciò che era avvenuto specificando che nessuno di loro era rimasto coinvolto. Sull’episodio indagano i carabinieri del nucleo sciatori, anche se sarà molto complicato risalire ai responsabili (sempre che sia poi confermata la frana “provocata”: il servizio Meteomont dava un grado 3 su 5 di rischio naturale, in presenza di innalzamento termico) anche perché in zona si sono accumulate anche tracce di sciate più vecchie.
Mine per la neve
«Come Consorzio Cimone - nota il presidente Luciano Magnani - avvertiamo quotidianamente dei rischi legati ai fuoripista: sia coi bollettini che con i cartelli di pericolo come quello proprio a Pian Cavallaro, all’arrivo della quadriposto. E facciamo prevenzione sui fronti più critici».
In questo, è fondamentale la collaborazione con il fananese Nicholas Barattini, che dal 2008 è responsabile del Piano sicurezza valanghe per il comprensorio e cura anche le “operazioni mine”.
«Quando mutano le condizioni climatiche dopo una grossa nevicata, facciamo accertamenti in tutti i siti censiti nel nostro piano a protezione delle piste, non dei fuoripista - sottolinea - e ove necessario posizioniamo pali con cariche esplosive che, per avere il migliore effetto distacco sulla neve accumulata nei pendii, devono restare due metri sopra il suolo. Lo abbiamo fatto proprio in questi giorni nell’area della Beccadella, a Passo del Lupo. E prima a Valcava e a Baggiolara (zona Polle di Riolunato) oltre che al Cimoncino. È impegnativo ma necessario, perché nelle piste deve esserci la massima sicurezza».
In futuro la cosa potrebbe diventare molto più semplice con l’impiego di droni in grado di calare le mine e tenerle sospese mantenendosi a un’altezza tale da non essere danneggiati dall’onda d’urto.
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