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«Donne, non abbiate paura Denunciate le violenze»

di Serena Arbizzi
«Donne, non abbiate paura Denunciate le violenze»

Su 30mila delitti nel territorio della Compagnia, 200 riguardano maltrattamenti Il comandante Iacovelli: «Le vittime hanno timore a parlare: si sentono in colpa»

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A fronte di oltre 30mila delitti commessi nel territorio della Compagnia dei carabinieri di Carpi nel 2017, 1600 sono di natura violenta. Tra questi sono presenti categorie quali l’omicidio o le percosse, passando per lesioni, minacce e maltrattamenti in famiglia. Sempre tra questi, 200 sono i reati che riguardano la violenza di genere. Numeri importanti che hanno portato all’arresto di decine di persone e a centinaia di denunce. All’avvicinarsi dell’8 marzo, festa della donna, il capitano Alessandro Iacovelli, comandante della Compagnia spiega questi dati.

Comandante, nota un aumento dei reati legati alla violenza di genere?

«Si nota un aumento di donne che presentano denuncia rispetto al passato».

Perché c’è tanta reticenza a denunciare?

«Un esempio che facciamo sempre a scuola agli studenti è quello di una donna che una notte, intorno alle 2.30, ci ha chiamati. Si era chiusa in casa con la figlia per scappare dal marito ubriaco. Abbiamo bloccato l’uomo, che è stato arrestato, e messo in salvo madre e figlia. Lei ha raccontato che da anni veniva maltrattata con botte, insulti e vessazioni. Quella sera il marito l’aveva travolta di insulti e di botte perché la pasta era scotta. E l’aspetto più inquietante è che, quando si ragiona con la vittima, la risposta è sempre la stessa: non ho denunciato, per anni, perché mi sentivo in colpa. Le persone che per parecchio tempo subiscono maturano la convinzione che quello rappresenta il proprio ruolo all’interno della coppia. Sono pochissime quelle che al primo schiaffo vengono a denunciare. Tante volte, purtroppo, c’è un’opera di dissuasione perpetrata proprio da amici o genitori. Oppure ci pervengono segnalazioni anonime. O, ancora, sono i carabinieri stessi a percepire che qualcosa che non va. Lo si intuisce facendo parte di un contesto sociale per conoscerlo meglio. Andando al bar di un paese e parlando con la gente che, pian piano, ti confida i suoi segreti o le situazioni più difficili».

Qual è l’invito che in qualità di comandante di Compagnia rivolge alle donne che stanno patendo la sofferenza di violenze che non hanno il coraggio di denunciare?

«L’Arma sul territorio della Compagnia persegue circa il 90% dei reati commessi. L’invito è di rivolgersi alle istituzioni con fiducia. Con convinzione dico: non verrete lasciate sole. Una volta raccolta la denuncia e ricostruita la dinamica garantiamo una sorta di cornice intorno a queste donne, come una pattuglia che controlla persone pericolose, o scambi di numeri di telefono per avere un contatto diretto in emergenza. A volte viene tenuta sotto osservazione la casa della vittima e viene decretato il divieto di avvicinamento: se lo si infrange, in 24 ore si finisce in galera».

In che modo cercate di comunicare il contrasto alla violenza alle nuove generazioni?

«Nel 2017, abbiamo parlato con 3mila studenti di 40 istituti. Una volta, una giovane si è alzata e ha iniziato a piangere raccontando le violenze che la madre era costretta a subire».



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