Gazzetta di Modena

Modena

Minniti e la sicurezza «Modena esempio per tutto il mondo»

di Luca Gardinale
Minniti e la sicurezza «Modena esempio per tutto il mondo»

Tappa elettorale per il ministro che elogia la gestione  dello show di Vasco e attacca il centrodestra sugli immigrati

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Dentro ci mette Ferrara, perché è arrivato di corsa dalla città estense, e Bologna, perché è da un passaggio sotto le Due torri, una ventina d’anni fa, che ha capito che la sicurezza è prima di tutto un sentimento, e quindi non può essere affrontata solo con i numeri. Ma soprattutto ci mette tanta Modena, «città con la quale c’è un rapporto straordinario», e tanto Modena park, per la gioia del sindaco Muzzarelli, che è in prima fila insieme ai candidati modenesi e ai dirigenti dem. Marco Minniti, il ministro più in vista del governo Gentiloni - e candidato alle elezioni politiche del 4 marzo nel collegio di Pesaro-Urbino - è tornato a Modena ieri pomeriggio per un incontro pubblico sulla sicurezza organizzato dal Pd alla Camera di Commercio. Introdotto dal segretario provinciale Davide Fava, che ha ricordato che «il tema della sicurezza non è di destra né di sinistra, nonostante le formazioni di destra stiano provando ad appropriarsene per fare leva sulle paure», Minniti è arrivato alle 13 e ripartito poco prima delle 14 - l’incontro pubblico è stato più che altro un comizio - facendo notare che «è importante definire bene che cosa è la sicurezza. Per me è soprattutto bene comune, perché è un bene dei cittadini, ma allo stesso tempo è comune, dal momento che nessuno può viverla da solo». Il ministro dell’Interno ha quindi affrontato il tema terrorismo, «anche perché - ha spiegato - nel momento in cui abbiamo messo in campo tutta la nostra capacità di reazione, abbiamo anche deciso di non rinunciare alla vivibilità del territorio. E in questo senso, proprio qui a Modena, è stata fatta un’operazione straordinaria, che nessun Paese europeo ha mai messo in campo: mi riferisco al concerto di Vasco Rossi, per il quale tutti i 222mila che sono entrati nell’area del Modena park sono stati contati e sottoposti a misure di sicurezza. Tutto questo non è mai stato fatto in alcun altro Paese europeo - ha ribadito - e la cosa è ancora più significativa se pensiamo che poche settimane prima c’era stata la vicenda di piazza San Carlo a Torino, un fatto che aveva squadernato la nostra idea di evento di piazza, facendo partire un’onda di paura». Allargando il discorso, il ministro ha fatto notare che «in un anno, il 2017, in cui la minaccia terroristica è stata molto forte, l’Italia ha avuto il più alto numero di presenze turistiche mai registrato: il nostro, insomma, è un Paese sicuro». Quindi, l’attacco a centrodestra e Lega: «Tanti parlano di sicurezza - ha detto ancora Minniti - ma pochi fanno qualcosa. Nel 2001, il cuore della campagna del centrodestra era stata la promessa di espellere e rimpatriare, ma nei fatti sono passati dalle espulsioni… alla sanatoria». Prima di ripartire, il ministro ha raccontato un aneddoto sul concetto di sicurezza: «Quasi 20 anni fa mi chiamarono a Bologna per le elezioni comunali - ha detto - e al mio arrivo chiesi i dati sui reati in quella città. Io venivo da Reggio Calabria, e rimasi stupefatto davanti a quei numeri, tanto che dissi: “Non vi preoccupate, il problema non esiste”. A quel punto, però, un vecchio compagno mi avvicinò: “Se torni a casa con le statistiche, vuol dire che non hai capito nulla”. Una frase che mi ha insegnato molto, perché la sicurezza è un sentimento al quale non si può rispondere con i numeri». Minniti ha chiuso con un appello al voto: «Mai come adesso il futuro dell’Italia è legato al futuro del Pd. Basta guardare gli altri: gli uni sono un passo verso l’ignoto, gli altri un salto nel passato».

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