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Modena, l'incidente di Albareto: «Col casco Giuseppe non sarebbe morto»

di Stefano Totaro
Modena, l'incidente di Albareto: «Col casco Giuseppe non sarebbe morto»

Il cugino: «Era prudentissimo, andava piano. La moto l'aveva sistemata per andarci a lavorare e lasciare l’auto alla moglie»

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MODENA. Quell’area del parcheggio ad Albareto, vicino al bar ristorante della polisportiva Forese Nord, ieri mattina e sino al pomeriggio, era rimasta pressoché deserta. Forse in segno di rispetto, come a non voler violare la scena della tragedia, per cercare di non interferire più di tanto con il dolore.

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Per terra le tracce di sangue cancellate a forza con la varechina l’altra sera dalla polizia municipale, dopo le operazioni dei necrofori che avevano rimosso il corpo senza vita, per terra ancora qualche pezzo di motocicletta, frammenti rossi della potente Ducati del 41enne. È lì, a pochi metri da casa, che l’altro pomeriggio, alle 16.20 ha perso la vita Giuseppe Di Guardo, autista, manutentore, tuttofare per la cooperativa Gulliver presso cui lavora anche sua moglie Alessia. Un morte terribile, ancora inspiegabile per l’eccezionalità dell'incidente stesso che ha avuto nel 41enne l’unico protagonista.

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Giuseppe infatti l’altro pomeriggio era a casa, nel cortile della sua abitazione in via Jacopo della Quercia. Approfittando della bella giornata aveva tirato fuori dal box garage la Ducati rossa, la moto di grossa cilindrata che aveva da circa due anni. Le aveva fatto lui stesso “il tagliando”, pulendola, facendole manutenzione e lavandola. Poi l’ha accesa, ha saggiato il rombo del motore, è salito in sella. Forse voleva asciugarla ancora meglio facendo un giretto, attorno a casa, ad Albareto. Una cosa minima, perché non ha nemmeno indossato il casco, non si è “vestito” da motociclista con stivali, giubbotto e altri accessori, proprio perché era solo un giretto, per asciugare meglio la Ducati, per scaldare un po’ il motore.

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E così, col cellulare in tasca e senza protezione, è salito in sella e ha percorso la via di casa che sbuca dove c’è il parcheggio. Un centinaio di metri e poi la tragedia. Dal filmato delle videocamere di sicurezza installate dal gestore del bar ristorante della polisportiva si vede come la moto stringa un po’ la curva sulla sinistra poi, come se i freni non avessero funzionato, Giuseppe non riesce a correggere la traiettoria.

La moto scivola dritta, si inclina, si sdraia sull’asfalto. Il 41enne e la moto finiscono sul cordolo dell’aiuola del parcheggio e lui lo colpisce con la testa, morendo sul colpo. Il cugino di Giuseppe ieri mattina passeggiava avanti e indietro proprio lungo quel tratto maledetto, portando a spasso il cane. «Non aveva una meta precisa, non doveva andare dal tabaccaio o da qualche parte. Era semplicemente salito per fare un giretto, per asciugare meglio la moto, per vedere se andava bene dopo le sue pulizie. - dice affranto dal dolore - Lui abita qui, al 14, con Alessia. È originario di Catania e già ha una figlia di 14 anni, da una precedente relazione.

Con Alessia lavora alla Gulliver: hanno una macchina in due e, in attesa della bella stagione, aveva preparato la moto proprio per poter andare a lavorare con quella e lasciare l’auto ad Alessia». Quanto alla tragedia non si dà pace: «Un dolore terribile per tutti noi. Lui era prudentissimo, non è di quelli pazzi per la moto. A volte in strada lo dovevo superare e mi intralciava perché andava piano, perché lo dovevo affiancare per passarlo e le strade qui sono strette. Il casco... Se lo avesse avuto non sarebbe morto. Chissà, adesso saremmo a trovarlo in ospedale. Lui magari con qualcosa di rotto, a raccontare che i freni non andavano... Alessia è disperata, adesso è dai propri genitori, a Modena. Attendiamo il via dalle autorità per fare il funerale, non penso ci sia bisogno di fare l’autopsia».

La data dell’addio a Di Guardo è infatti ancora da fissare, probabilmente il funerale si terrà nei primi giorni della prossima settimana.
 

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