Gazzetta di Modena

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Parliamoci. Parma vince, altri ci provano. E Modena? Non disturbatela...

di ENRICO GRAZIOLI
Parliamoci. Parma vince, altri ci provano. E Modena? Non disturbatela...

Dunque Parma sarà nel 2020 la Capitale italiana della cultura, succedendo a Mantova, Pistoia e Palermo. Scelta all’unanimità nel gruppo delle finaliste, battendo tra le altre Nuoro, Bitonto e Casale...

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Dunque Parma sarà nel 2020 la Capitale italiana della cultura, succedendo a Mantova, Pistoia e Palermo. Scelta all’unanimità nel gruppo delle finaliste, battendo tra le altre Nuoro, Bitonto e Casale Monferrato (Cuneo, per dire, non aveva neppure raggiunto la finale) ma anche e soprattutto Piacenza e Reggio Emilia: che ora rosicano, eccome, ma che intanto avevano stretto con i discendenti dei Farnese un patto di reciproca collaborazione, chiunque dei tre eventualmente avesse vinto. Non tanto il milione di euro messo lì dal ministro Franceschini, quanto l’occasione di diventare per un anno il simbolo della Bella Italia che sa costruire progetti intorno al sapere, all’arte, al patrimonio architettonico innervandoli di idee e visioni nuove e diverse, magari discutibili, magari un po’ ad effetto, ma di sicuro richiamo. Capace di mettersi in gioco e di sfidare, prima di tutto sé stessa e la propria tendenza immobile all’autocontemplazione. Parma, con Reggio Emilia e Piacenza a ruota: non si sa se l’intesa si trasformerà in buone pratiche di reciproca valorizzazione, ma intanto la macro area dell’eccellenza culturale riconosciuta finisce lì.

Modena? Non pervenuta. Ai margini, oltre il confine: l’importante pare mettersi al riparo dal rischio di una sconfitta o più semplicemente non ci si è pensato, non ci si immagina capaci di tanto in forza del tanto e meraviglioso che si ha e a cui non si sa aggiungere il plus valore di una sintesi, di una pianificazione, di una idealità, persino di una capacità di narrazione. Certo che non è la partita decisiva per il futuro di una città, figuriamoci. Ma non è neppure una semplice cartolina ad uso turistico. Altrove questo titolo ha fatto bene al territorio, molto. Qui, a meno di un anno dall’aver dimostrato con Vasco a ModenaPark di essere capaci di qualunque cosa (purché l’idea ci venga offerta o suggerita da fuori), sembra di essere ripiombati nel quieto, che poi tanto quieto non è viste le molte ansie, e al massimo indaffarato vivere, brontolando la memoria di un passato felix sempre meno recente.

Il tema non è se Parma e dintorni valgano più o meno di Modena, non è loro Verdi e noi Pavarotti o la Ferrari. Il tema sta nelle motivazioni con cui la giuria ha scelto loro: «Elevata qualità nella progettazione territoriale a base culturale. Capacità di attivare e coordinare un sistema molto complesso di soggetti, su base territoriale estesa con un forte, attivo coinvolgimento dei privati e delle imprese, una stretta relazione con il mondo dell'università e della ricerca, della cultura e del welfare. Un rapporto consapevole tra rivitalizzazione urbana, integrazione sociale e produzioni culturali puntando all'attivazione di distretti; un sistema di offerta culturale di ottimo livello con esplicita attenzione ai giovani, all'integrazione tra discipline artistiche a partire dalla tradizione musicale; una forte capacità di infrastrutturazione culturale, di gestione dei sistemi di accoglienza e della attrattività in vista della sostenibilità complessiva». Va mo là, che paroloni... Chissà cosa vorranno dire.
 

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