Que viva Mexico
Nei giorni in cui Donald Trump promette muri e barriere per confinare i messicani entro i loro confini, Coco, l’ultimo capolavoro firmato Disney Pixar, rilancia nell’immaginario americano l’amore per...
Nei giorni in cui Donald Trump promette muri e barriere per confinare i messicani entro i loro confini, Coco, l’ultimo capolavoro firmato Disney Pixar, rilancia nell’immaginario americano l’amore per una terra di grande cultura, in grado di ispirare costantemente Hollywood. E di vincere statuette.
Agli Oscar, quest’anno, è il grande favorito nella categoria del cinema di animazione. Soltanto Loving Vincent, per originalità e qualità artistica, può sperare di soffiargli la statuetta il prossimo 4 marzo.
Intanto cogliamo lo spunto per (ri)scoprire un altro film imperdibile per qualsiasi appassionato del cinema di animazione: il Libro della Vita, del regista messicano Jorge Gutierrez. Senza conoscere i rispettivi dettagli di produzione, sarebbe facile cadere nella tentazione di gridare al plagio da parte di Pixar. Il Libro della Vita precede cronologicamente Coco, con una storia davvero molto, molto simile. Anche in questo caso abbiamo il giorno dei morti e un ragazzo che alla carriera designata, nel caso quella di torero, preferisce il fascino della chitarra, sfidando vivi e morti fino all’inevitabile lieto fine. Il Libro della Vita è una storia per grandi e piccini, suggestiva, mai banale, che non si stanca di trasmettere ottimismo. I suoi colori vibranti sono pura energia, così come la plasticità di un’animazione che figura concettualmente la contiguità e l’eterno equilibrio tra la vita e la morte, eredità spirituale della cultura azteca. Valori come l’amicizia, il perdono e la determinazione nel raggiungere i propri obiettivi sono narrati bilanciando con estrema consapevolezza i tempi della commedia con quelli più drammatici e votati alla riflessione. La caratterizzazione dei due personaggi principali, che si contendono l’amore di Maria, è per certi versi lo specchio della disillusione che si incontra durante la crescita, quando ai sogni disincantati del bambino subentrano le ruvidezze della vita adulta. Al di là delle esigenze di copione, ritrovare la propria via costituisce per entrambi un profondo atto di maturazione interiore. Dal punto di vista tecnico, siamo distanti dal budget stratosferico di Coco, ma la produzione in computer grafica del Libro della Vita sfoggia un look convincente grazie ad un concept in grado di proporre con maniacale coerenza l’intera iconografia messicana: teschi, tori, toreri, serpenti e creature strampalate di ogni genere. I vivi sono caratterizzati dal calore del legno, i morti dalla severità della pietra. Assolutamente da non perdere. Così come la sua colonna sonora. Co-prodotto da Guillermo Del Toro.
Francesco La Trofa
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