Gazzetta di Modena

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San Felice, "Mirko" Bellini «La mia vita da “paninaro” della notte»

di Valentina Corsini
San Felice, "Mirko" Bellini «La mia vita da “paninaro” della notte»

Ex artigiano della maglieria di Mirandola si reinventa ambulante tra Finale e San Felice

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SAN FELICE. Passando lungo la tangenziale di notte capita di buttare l’occhio verso lo spiazzo dove hanno sede l’Agrizoo ed altre attività commerciali e di vederlo illuminato. Non dalla luce fioca di qualche lampione bensì da quella più viva di un furgoncino che, da circa due anni, ha fatto di questa postazione molto di più di un luogo di lavoro rendendola “un faro” per il popolo della notte e non solo.

Una scelta di vita quella di Roberto Bellini, 55enne di Mirandola, per tutti semplicemente Mirko, che nel suo furgoncino prepara panini e piadine conditi dalle classiche birre e bibite a viandanti e clienti che si sono ormai affezionati a lui come accade con il fornaio o il bottegaio sotto casa.

Lo incontriamo in una notte da lupi quando saziare la fame con qualcosa da mettere sotto i denti diventa l’occasione giusta per scambiare quattro chiacchiere. E così Mirko, dentro la sua “casa” mobile ti accoglie con un sorriso mentre gli chiedi due hotdog e due bibite e lo schermo della tv «che ho per passarmi il tempo nei momenti morti», dice, è sintonizzato sul Festival di Sanremo.

«Sono qui a San Felice dal 2015 - racconta - e inizio a lavorare tutti i giorni, Natale e Capodanno inclusi, intorno alle 18: durante la settimana vado avanti fino all’una di notte mentre nel weekend e soprattutto d’estate arrivo fino alle cinque di mattina. Da me vengono un po’ tutti: dai giovani della zona che tornano dalla discoteca o che sono in casa con amici e ad una certa ora sentono i morsi della fame, fino a qualche single che non ha voglia di farsi da mangiare. Gente sospetta non ne ho mai vista anche se mi è capitato chi dopo aver ordinato con una scusa è andato via senza pagare…».

Curiosa la storia di come Mirko ha intrapreso questa attività: «Per 23 anni ho avuto un laboratorio di maglieria a Mirandola, ma per via della crisi ho dovuto smettere e ho aiutato la mia ex moglie e le mie figlie ad aprire un bar. È così che ho iniziato a far pratica con questo mestiere, poi come ambulante mi sono messo in società con un mio amico ma ho capito alla svelta che le società vanno bene se si è in numero dispari ed inferiore a tre - scherza Mirko - così ho continuato da solo. Prima a Massa all’interno della pista di Go kart, poi in due diverse postazioni a Finale e infine qui. Fino al terremoto guadagnavo bene, ora un po’ meno, anche se uno stipendio riesco a farcelo saltar fuori. Il lavoro mi piace ed è bello il rapporto che si crea con la gente perché ti vede un po’ come un punto di riferimento».

Poi Mirko alza al pollice, si mette in posa per la foto e dice “ciao” con la stessa simpatia bonaria con cui ci ha accolti poco prima.
 

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