Da Mutina a Modena... splendidissima
C’erano le terme, il foro, il tempio e l’anfiteatro dove oggi ci sono palazzi e negozi: il fascino di riscoprire le origini
È vero, non è la mostra cattura turisti che qualcuno si aspettava.
È vero, forse nemmeno la citazione di Cicerone nel titolo “Mutina splendidissima” aiuta troppo le operazioni di marketing per cercare di vendere il prodotto culturale modenese.
È vero che fino ad oggi, per stessa ammissione anche dei diretti interessati, la mostra ha fatto registrare un numero di visitatori inferiori alle attese.
È vero, insomma, che con quella cifra - seicentomila euro il costo dell’esposizione - si poteva fare un salto più deciso verso il turismo culturale.
È vero, però, che la mostra è bella, forse anche bellissima, davvero splendidissima.
È vero che ogni scuola di ogni ordine e grado dovrebbe portare i suoi alunni a visitarla.
È vero che, se spiegata ad ogni modenese, anche solo un briciolo di curiosità dovrebbe nascere.
Ed è da qui che siamo partiti per farvi vedere un piccolo assaggio di ciò che si può non tanto ammirare - anche se le ricostruzioni 3D sono molto affascinanti e alcuni reperti davvero originali - ma piuttosto imparare visitando la mostra al Foro Boario. Bastano un paio d’ore per ritrovarsi indietro nel tempo, camminare idealmente per le vie del centro e capire dove sorgeva il tempio, dove si trovavano le terme, vedere con stupore che nella Mutina romana c’era un anfiteatro e notare come il centro di Modena, a quel tempo, fosse spostato di qualche centinaia di metri verso est.
Ecco alcuni brevi accenni, estrapolati dall’imponente catalogo della mostra, ad alcune delle tante curiosità che si possono notare.
Le mura. Mutina fu centro fortificato probabilmente anche in un momento precedente alla fondazione come colonia romana nel 183 a.C., dato che al suo interno trovarono rifugio nel 217 a.C. i triumviri che stavano procedendo all’assegnazione delle terre a Piacenza di fronte alla rivolta dei Galli Boi.
Negli scavi degli anni 2006-2015 è stato portato alla luce in Piazza Roma un tratto delle mura settentrionali della città che potrebbero essere state costruite, utilizzando mattoni con misure particolari datati in altri contesti alla fine del III sec. a.C., in un momento precedente alla fondazione ufficiale della colonia di Mutina. Il muro si conserva in altezza per circa 4,50 metri (di cui 1,50 metri relativi alle fondamenta) ed è spesso 3,50 metri. In età tardoantica lungo la parete esterna delle fortificazioni erano stati realizzati, con blocchi lapidei e laterizi di reimpiego, vari contrafforti di sostegno. Verso l’interno della città il muro era costeggiato da una strada in terra battuta larga 3 metri, su cui si affacciavano domus.
Il foro. Il foro era il luogo pubblico più importante di una città romana; vi si svolgevano infatti le principali attività politiche, amministrative e sociali della comunità urbana. Nella cartina è indicato all’altezza di quello che oggi è il complesso di San Biagio e, sul fronte opposto, dove negli imperversava il bar Italia.
L’architettura degli edifici e la pavimentazione della piazza erano particolarmente curate, spesso erano presenti archi monumentali e statue di personaggi pubblici, come gli imperatori. È probabile che la localizzazione del foro sia da ricercare in una zona centrale di Mutina, attraversata o contigua alla via Emilia, come nel caso di altri antichi centri della regione.
L’anfiteatro. Una città dell’importanza di Mutina doveva essere dotata di grandi edifici pubblici e per spettacoli, tra i quali l’anfiteatro. Le alluvioni che interrarono Modena tra il Tardo Antico e l’Alto Medioevo seppellirono le vestigia dell’antica città romana ed è presumibile che eventuali ruderi emergenti siano stati utilizzati nel Medioevo come cave di materiale edilizio. Per questo motivo anche dell’anfiteatro non resta oggi alcun tangibile resto. Un’ulteriore conferma indiretta è fornita dall’andamento curvo delle vie Mondatora e Canalino, che potrebbe corrispondere alla persistenza topografica delle murature dell’anfiteatro, sfruttate come fondamenta degli edifici attuali.
Le terme. Nel mondo romano le terme svolgevano funzioni non solo igienico-sanitarie, ma anche sociali e culturali; oltre agli ambienti termali propriamente detti erano infatti dotate di palestre, piscine, locali per cure estetiche come massaggi e depilazione, e a volte di sale appositamente attrezzate per conferenze, letture o esibizioni musicali. Qui era possibile incontrare uomini e donne di tutte le condizioni sociali, grazie anche al costo di ingresso ridotto o a volte gratuito. È sotto l’attuale palazzo della Provincia in viale Martiri, fino all’incrocio con via Gallucci, che sono stati rinvenuti i principali ritrovamenti.
La domus. A Mutina, oltre ai grandi edifici pubblici destinati alla vita amministrativa e religiosa, agli spettacoli e alla cura della persona, esisteva anche un gran numero di case private. Spesso erano dimore modeste ma non mancavano ricche domus, generalmente indicate da rinvenimenti di mosaici ed altri elementi architettonici di pregio. In mostra la ricostruzione ipotetica di una ricca dimora basata sui resti ritrovati durante gli scavi effettuati nel 1967 all’incrocio tra via Università e Corso Canalgrande.
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